Gianna del Gaudio, il marito Antonio torna a vivere nella villetta di famiglia

Il marito della donna uccisa un anno fa a coltellate, unico indagato per il delitto, torna a vivere nella casa in cui è morta la moglie

A un anno dalla cresta mote di Gianna del Gaudio, la sua famiglia parla per riscattare il nome dell’unico indagato, il marito Antonio Tizzani. A parlare stavolta è Paolo Tizzani, uo dei figli della coppia, che intervistato da Giallo spiega cosa è diventata la loro vita un anno dopo la tragedia.

Vivere nel ricordo

A trovare per primo il corpo di Gianna sarebbe stato il marito Antonio, ma subito dopo erano accorsi i figli. Paolo Tizzani ancora si ricorda quella scena: “Superare il trauma  subito nel vederla stesa per terra in una pozza di sangue. Quella maledetta scena non potrò mai dimenticarla”. L’opinione di Paolo Tizzani è chiara: l’indagine a carico del padre non ha ancora portato a un arresto perché il colpevole non è lui: “Se l’inchiesta non è stata ancora chiusa significa che il responsabile non è stato trovato. Noi famigliari, purtroppo, non abbiamo potuto fare più di tanto per aiutare gli inquirenti”.

La presenza di Gianna

Come raccontato dal figlio di Gianna Del Gaudio, il marito della donna è tornato a vivere nella villetta di famiglia, e trova conforto dal fatto di poter vivere tra le cose che gli ricordano la moglie morta: “Mi ha detto che in quella casa qualsiasi oggetto gli ricorda la mamma. Mi ha anche confidato che parla con lei e che lei lo tranquillizza, facendogli passare le paure”. L’uomo, un anno fa, era stato il primo a cercare aiuto e a raccontare agli inquirenti di aver visto un uomo uscire correndo dalla dalla sua abitazione.

Gli indizi contro

Nonostante Antonio Tizzani abbia parlato alle autorità di un uomo visto fuggire da casa sua poco prima dell’omicidio, e nonostante si sia sempre professato del tutto innocente, gli inquirenti continuano a tenere aperta l’indagine. Molti, infatti, sono gli elementi contro di lui: in primis l’aria del delitto, un coltellino trovato in una siepe a 600 metri dalla villetta, sul quale sono state rilevate le impronte digitali proprio di Tizzani. Il coltellino, oltretutto, era avvolto in un sacchetto per le mozzarelle, cibo consumato dai due coniugi la sera dell’omicidio.

Inoltre,e insospettisce che siano state trovate in casa delle macchie, ripulite, di sangue: l’uomo di cui Tizzani parla, descritto nell’intento di fuggire, non avrebbe mai avuto il tempo di ripulire delle macchie. Colpisce anche il fatto che Tizzani si sia recato in caserma con i vestiti completamente puliti: inusuale, dopo essere stato proprio lui, secondo il suo racconto, a scoprire il cadavere.

Insomma, ci sono ancora molti punti oscuri nella vicenda, e molte domande che attendono una risposta.

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