La legge sui vitalizi finisce nell'oblio, intanto scatta la pensione per i parlamentari

I vitalizi arenati in Commissione Affari Costituzionali al Senato. Non c'è fretta e il 15 settembre scatta il diritto alla pensione per i parlamentari

I vitalizi sono approdati in Commissioni Affari Costituzionali del Senato. Dopo l’approvazione a Montecitorio, mancava solo il via libera dei senatori per trasformare il ddl Richetti in legge. Purtroppo, come lo Ius Soli, anche il decreto sui vitalizi è scomparso dal calendario dei lavori. Intanto il 15 settembre scatta la pensione per i parlamentari di questa legislatura.

Vitalizi: promesse infrante

Fino all’inizio dell’estate questa è stata la battaglia del secolo alla Camera. Parlamentari indignati, minacce di ricorsi alla Corte Costituzionale, tanto rumore per nulla. Infatti, il ddl Richetti è arrivato al Senato, tomba delle leggi indigeste, e qui si sono perse le sue tracce. Il decreto deve essere discusso in Commissione Affari Costituzionali prima di essere dibattuto e votato in Aula, com’è prassi. Il problema è che non solo non si vedono segni di vita in Commissione, ma il provvedimento non è nemmeno stato inserito nel calendario dei lavori del Senato. L’esame nella Commissione presieduta da Salvatore Torrisi (Ap) non ha una data precisa. Inoltre, la procedura d’urgenza proposta dal senatore Enrico Cappelletti del Movimento 5 Stelle il primo agosto è stata rifiutata. Non c’è fretta in fondo.

Il 15 settembre scatta la pensione

Ormai è una battaglia persa d’altronde. Il 15 settembre è il giorno X per le pensioni dei parlamentari. Dopo 4 anni, 6 mesi e un giorno per 608 parlamentari (alla prima legislatura) scatterà il diritto a riceve tra i mille e i 1100 euro netti al compimento dei 65 anni. Non si tratta di un vitalizio dato che la riforma dei Regolamenti interni delle Camere del 2011 ha imposto il sistema contributivo. Il quale, comunque, non è valido per gli ex parlamentari che continuano ad incassare un assegno pre-riforma, quindi calcolato in base al sistema retributivo.

Come notato da Il Sole24Ore, è per il 64% dei parlamentari eletti all’ultima tornata elettorale che il 15 settembre scatterà il diritto alla pensione. Tra questi ci sono tutti i 154 eletti del Movimento 5 Stelle. Inoltre, spiega il quotidiano, probabilmente è questo il motivo che ha spinto a tenere duro fino alla fine della legislatura. Se le Camere fossero state sciolte dopo il referendum del 4 dicembre, chi non sarebbe stato rieletto non avrebbe mai riscosso quanto versato come parlamentare, in totale circa 40mila euro.

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