Flatulenze, il loro odore spiegato dalla scienza

Tutti ci chiediamo come mai alcune "puzzette" puzzano più di altre, la risposta arriva dallo studio di uno scienziato: molto dipende da ciò che mangiamo

Comunemente le chiamiamo puzzette, ma scientificamente i gas che il nostro corpo è solito espellere si chiamano flatulenze. Fastidiose eppure necessarie, di solito ne emettiamo circa dalle 10 alle 20 al giorno: non sempre esse sono caratterizzate dal temibile forte odore che in determinate situazioni può provocare qualche imbarazzo. Uno studio effettuato da un gastroenterologo americano ci spiega perché ciò accade.

Flatulenze: un “male” necessario

È il gastroenterologo americano Myron Brand, a illustrare, con il suo studio ciò che accade nel nostro corpo per determinare il fastidioso odore che caratterizza certe “puzzette”. Lo studioso afferma che l’aria emessa dal corpo umano è un processo assolutamente normale e naturale, con cui dobbiamo convivere per stare bene: il gas che sta all’interno del sistema digestivo si raccoglie quando ingeriamo cibo, saliva, acqua o anche semplicemente aria. Nel momento in cui si digerisce, ecco che risulta necessario espellere i gas ingeriti dal corpo. I modi per farlo, che tutti possiamo immaginare, sono due: tramite le flatulenze e l’eruttazione. Le prime, possono essere caratterizzate da un odore più o meno forte e la loro emissione cambia anche in base al sesso dell’individuo: le donne espellono gas dalle dalle 7 alle 12 volte al giorno, mentre gli uomini dalle 14 alle 25 volte.


L’alimentazione alla base dell’odore

Il loro odore, come spiega il Dottor Brand, dipende in maniera importante dal cibo che ingeriamo: infatti più il cibo è sano e genuino più la flatulenza rischia di avere un sentore più fastidioso. “Di per sé il forte odore non è negativo, e dipende dal lavoro dei batteri intestinali. Il cattivo odore può significare soltanto che i carboidrati assunti sono stati mal digeriti, in questo caso è un odore di fermentato. I gas, cioè anidride carbonica, idrogeno o metano, sono il prodotto finale della fermentazione nel nostro tratto intestinale e dipendono tutti dai batteri intestinali. Alcune persone producono metano, altre solfuri di idrogeno, il gas che dà l’odore di uovo marcio”, spiega lo studioso.

Oltre ai carboidrati, come spiegato da Brand, a influire sulle flatulenze in maniera preponderante ci pensano le verdure, come ad esempio i broccoli, che provocano un aumento di batteri intestinali: ciò porta all’aumento di gas e quindi ad una fuori uscita più abbondante d’aria. La carne rossa e altri vegetali invece hanno un alto contenuto di zolfo che produce gas solforoso, colpevole molte volte dell’odore sgradevole delle “puzzette”.

La soluzione: la dieta Fodmap

Oltre all’alimentazione, alle volte a influire sull’emissione più o meno abbondante di gas ci sono anche alcune patologie mediche, come la stipsi e la sindrome dell’intestino irritabile, IBS. Questi sono i casi in cui può essere necessario ricorrere al proprio medico e all’aiuto di farmaci specifici per risolvere il problema. Ma sempre come viene spiegato da Brand, il problema può essere gestito e risolto con una dieta adeguata, a basso contenuto di carboidrati, con l’eliminazione di asparagi e cipolle.

La dieta Fodmap, così è stata denominata, presenta cibi a basso tasso di fermentazione che con l’unione di pochi carboidrati, provoca meno produzione di gas intestinali. È proprio grazie a questa dieta che molti possono dire di stare meglio, avendo il colon  meno irritato e meno gonfiore addominale.

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