Pietro Maso: ecco tutta la storia del giovane assassino

Era il 1991 quando Pietro Maso massacrò i genitori. Oggi, a distanza di 26 anni, continua ad essere uno dei casi di cronaca nera più conosciuti in Italia

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Era il 17 aprile 1991 e Montecchia di Crosara, una cittadina in provincia di Verona, sarebbe presto finita sotto i riflettori per l’omicidio di Antonio Maso e Rosa Tessari, brutalmente uccisi dal figlio Pietro e da un gruppo di amici suoi complici. Oggi, a distanza di 26 anni dall’accaduto, Pietro Maso rimane uno degli assassini più famosi tra i casi di cronaca nera in Italia.

Un ragazzo problematico

Bello, desiderato dalle ragazze, emulato dai ragazzi e attorniato dalle cure e dalle attenzioni della famiglia: molte persone non desidererebbero altro eppure per Pietro Maso, di soli 20 anni all’epoca dei fatti, queste cose non sono mai bastate. Terzo e ultimo di tre figli, Pietro è sempre stato il più coccolato e viziato da papà Antonio, agricoltore, e mamma Rosa. Fin dall’adolescenza si dimostra un ragazzo piuttosto “turbolento“: iscrittosi all’istituto agrario, abbandona al terzo anno senza terminare gli studi. Cacciato dal seminario ed esonerato dal servizio militare per schizoaffettività, sin da subito pare allergico al lavoro e alla fatica ma ben predisposto alla conduzione di una vita oziosa e agiata, atteggiandosi da vero e proprio dandy e sperperando i soldi dei genitori.

Spesso rubava alla madre

Antonio e Rosa non gli fanno mancare nulla, ma sembra tutto inutile: le esigenze di Pietro sono sempre maggiori e il ragazzo non si accontenta del mensile passatogli da mamma e papà. Spesso ruba di nascosto dai risparmi della madre arrivando una volta a minacciare il suicidio vergognandosi di essere stato sorpreso con in tasca 2 milioni sottratti. L’insofferenza nei confronti della famiglia aumenta con il passare del tempo, ma nessuno avrebbe mai sospettato un epilogo del genere.

Si attorniava di ragazzi più piccoli

Pietro conduce uno stile di vita molto diverso dalla maggior parte dei suoi coetanei: a Montecchia i giovani studiano, lavorano e vanno in chiesa ma lui è diverso. Gira per il paese ostentando ogni giorno una ragazza diversa, si veste e pettina come un lord inglese e si circonda di persone che lasciano spazio alla sua ingombrante ed egocentrica personalità, elogiandolo e tentando in ogni modo di emularlo. Quelli che frequenta maggiormente sono Giorgio Carbognin, 19 anni, Paolo Cavezza e Daniele Burrato, rispettivamente di 19 e 17 anni; ragazzi più piccoli e ancora fragili, che vedono in Pietro un vero e proprio leader con cui condurre una vita da vip. I ragazzi cominciano ad accumulare debiti sempre più onerosi e anche i piccoli furti in famiglia diventano inutili per saldarli tutti.

I vari tentativi di omicidio

Siamo nell’autunno del 1990 e Pietro incomincia ad abbozzare le prime idee su quello che, di li a sei mesi, diventerà un vero e proprio piano criminale, inizialmente comprendente anche la morte delle sorelle Nadia e Laura. Il primo tentativo di omicidio avviene il 3 marzo, quando la signora Maso trova due bombole a gas in casa, una sveglia programmata a pochi minuti dopo e un mucchio di vestiti ammassati a ostruire il camino. Pietro si giustificherà dicendo che il tutto sarebbe servito per una festa, ma l’idea del ragazzo era ben diversa: avrebbe voluto far esplodere la casa, uccidendo i familiari senza “sporcarsi le mani”. Altri tentativi risalgono a periodi di poco successivi e includono anche la collaborazione dell’amico Giorgio, tutti però falliscono miseramente.

All’inizio sembrava una rapina

Nella notte tra il 17 e 18 aprile un agghiacciante urlo sveglia Antonio Meridiano, il vicino di casa nonché amico della famiglia Maso: è Pietro che tornato dalla discoteca ha trovato i corpi massacrati dei genitori e la casa completamente in subbuglio. Tutto inizialmente fa pensare a una rapina. I carabinieri cominciano a indagare sull’accaduto, ma fin da subito qualcosa sembra non quadrare. Le forze dell’ordine scoprono  strani movimenti di denaro dal conto dei coniugi e il 19 aprile decidono di interrogare per la seconda volta Pietro, che dopo poco tempo crolla confessando il brutale delitto e il nome dei complici: Carbognin, Cavazza e Burato.

La condanna a 30 anni

Accusati di concorso in omicidio i 3 ragazzi riconoscono di essere i responsabili di quell’atroce delitto, spiegandone le modalità. Incappucciati e con il volto coperto da maschere, assaltarono prima Antonio e poi Rosa, colpendoli con un bloccasterzo, due pentole e una mazza di ferro. Sarà lo stesso Pietro a finire sua mamma per poi recarsi con Giorgio e Daniele in discoteca deciso a costruirsi un alibi. Il 7 settembre 1991 Pietro Maso è stato definito dal perito Vittorino Andreoli capace di intendere e di volere. “Soffre di un disturbo narcisistico della personalità, di grado lieve medio. Per lui i genitori esistevano, non come principio di autorità, ma come oggetto” ha affermato. Risale al febbraio del 1992 la condanna: 30 anni per Pietro, 26 per Cavazza e  Carbognin, scarcerato dopo soli 7 anni per buona condotta.La personalità narcisita e problematica di Maso ha fin da subito affascinato i media di tutta Italia, diventando uno degli ospiti più agognati nelle trasmissioni televisive. Nasce il Maso fan club e molte ragazze e ragazzi gli scrivono lettere d’amore e di stima, insomma, Pietro è finalmente al centro dell’attenzione come aveva sempre desiderato. Oggi Pietro Maso è un uomo libero e, per quanto sia passato molto tempo da quella terribile notte, il suo nome è noto a tutti e fa ancora molto parlare di sé.   

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