Cabrini, a 60 anni resta ancora il "bell'Antonio"

La bellezza, per il calciatore, è sempre stata un accessorio, ma le donne che sono cadute ai suoi piedi sono davvero tante

Segni particolari: bello, ancora oggi Antonio Cabrini conserva un fascino fuori dal comune. Questa domenica 8 ottobre, l’ex difensore della Juventus compie 60 primavere e tira un po’ le somme della sua carriera e della sua vita.

Passato alla storia come “il primo calciatore protagonista di una pubblicità“, di cuori ne ha infranti tanto. E le donne continuano a gravitare nella sua vita come falene con un lampione. Da qualche tempo, infatti, il bell’Antonio allena la nazionale femminile.

Il calcio vecchio stile

Inevitabile riflettere sul tempo quando si sta per varcare la soglia dei 60. “A vent’anni fai le cose e basta. A trenta, conti fino a 10 e le fai lo stesso” dice Antonio. “A quaranta conti fino a 100 e ovviamente le rifai. A cinquanta ti guardi indietro e ti chiedi: sarà stato giusto farle? A sessanta non ci pensi più“.


Guardandosi indietro Cabrini innesca, involontariamente, un sentimento nostalgico per il calcio fatto alla vecchia maniera. “Io vengo da un’Italia in cui tutti i bambini giocavano a pallone, per strada, nei cortili, nei campetti, all’oratorio. Se eri Cabrini non potevi non scoprirlo. Adesso, per giocare bisogna iscriversi e pagare la quota. Era tutto più facile, alla mano. La nostalgia non c’entra proprio“. Quando qualcuno gli fa notare che se fosse nato 30 anni dopo sarebbe stato miliardario lui ha già la risposta pronta. “Ogni tanto me lo dicono, però rispondo che non ho guadagnato poco neppure così. Noi della Juve ci allenavamo davanti allo stadio Comunale, per tornare negli spogliatoi dovevamo attraversare la strada in mezzo alla gente, eravamo persone, non popstar. Questo, i soldi non lo pagano. E siamo stati giovani, campioni e felici in un tempo migliore“.

Il talento c’era, ma la bellezza una marcia in più

Fu Brera a coniare il soprannome “bell’Antonio“. “Quando Brera mi battezzò Bell’Antonio provai fastidio, ma siccome non potevo cancellare questa cosa l’ho cavalcata. Sono stato il primo calciatore italiano a fare pubblicità” parole in cui si coglie una punta d’orgoglio. “Per la Robe di Kappa che allora era sponsor tecnico della Juventus. Girammo lo spot a Pino Torinese, me lo ricordo come fosse adesso“.

Nel riguardare quel video, una spirale di ricordi ed emozioni lo travolgono, come ammette. “Mi riporta indietro a quando mi sentivo il mondo in mano e la vita davanti, spalancata, tutta intera e possibile. A qualcuno quel mondo scappava, scivolava via. A me no. Ho saputo dare il giusto peso e restare concentrato. Conoscevo la mia fortuna e pensavo a giocare bene a pallone“. Adesso, tuttavia, l’età non lo spaventa affatto. Anzi si dice deciso a proseguire e cercare nuove sfide.Gioco eccome. E voglio tornare ad allenare i maschi, magari anche all’estero, vedremo“.

Le donne, una costante della sua vita

E oggi come allora, le donne sono ancora un elemento imprescindibile della sua vita. Cabrini allena la nazionale azzurro e ne parla con fierezza. “Il movimento è in crescita, tra cinque anni raggiungeremo le nazioni più evolute” spiega. Poi ricordando alcuni spiacevoli episodi prosegue dichiarando che oggi il pregiudizio è stato mitigato. “È cresciuto il rispetto. Quella bestialità sessista che scappò di bocca al dirigente non sarebbe più possibile, sono sicuro. E poi si è capito che il calcio non fa venire le gambe storte! Quelle, se le hai già te le tieni, ma più storte non diventano“.

Se oggi le vede inseguire un pallone, un tempo le donne è dietro lui che correvano. E Antonio ancora ricorda tutto con molto divertimento. “Mi tiravano l’oro come se fossi un santo. Un pomeriggio a Campobasso, nei 50 metri tra il pullman della Juve e l’albergo mi hanno levato quasi tutti i vestiti di dosso, ci saranno state tremila persone. Le donne lanciavano pure gli slip. Paolo dice che a terra c’erano manciate d’oro“. Tuttavia ha sempre saputo tenere a bada la furia delle sue ammiratrici. “Ho sempre saputo gestire, fermarmi. Poteva arrivare anche miss mondo nuda, ma se c’era la partita non la guardavo neppure“. Le donne che ancora lo cercano sono tante, ma il fidanzato di Italia, non ha occhi che per lei, Marta, la manager abruzzese, sua compagna da circa 9 anni.

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