Hunza, popolo da record: sconoscono il cancro e superano i 150 anni

Ecco i segreti degli abitanti della valle dell'Hunza (Pakistan). Le loro donne pare partoriscano anche oltre i 65 anni. Ma tra studi tecnici e relazioni scientifiche emergono anche dei forti dubbi

L’aspettativa di vita media si allunga sempre più, anche nella sezione orientale del nostro pianeta, e, oggi, diverse popolazioni arrivano con più facilità a tagliare il traguardo degli ottant’anni. Una bella cifra, vien da pensare, che però assume proporzioni quasi ridicole se viene messa a confronto con i dati registrati dagli Hunza. Questo popolo – che abita una piccola porzione di Pakistan, nella parte settentrionale del paese – rischia di rendere ridicolo il record registrato dai giapponesi e dal loro regime alimentare “salutistico” fatto di riso e pesce. Gli Hunza arrivano a vivere fino a 150 anni, si ammalano pochissimo e mettono al mondo dei figli fino a quella che noi occidentali chiamiamo terza età. Merito dell’alimentazione, ma non solo.


I segreti degli Hunza

Anche in questo caso, la componente “cibo” gioca un ruolo chiave nell’aspettativa di vita. Gli Hunza si cibano prevalentemente di frutta e verdura cruda e di cereali coltivati in modo sano. Crudismo e regime bio, diremmo noi “popolo da supermercato”. Ma la cosa è molto più complessa di così. Gli Hunza, infatti, arrivano quasi a digiunare per un periodo che va dai 2 ai 4 mesi. In questo arco di tempo, chiamato “Primavera di fame”, attendono la maturazione dei frutti e si nutrono soltanto del succo di albicocca secca prodotto nelle settimane precedenti. Nel resto dell’anno mangiano prevalentemente noci, miglio, orzo, uova, latte e tante, tantissime albicocche: un frutto che sta in cima alla loro piramide alimentare. Sarebbero proprio questi periodi di digiuno prolungato e il largo consumo di albicocche (ricche di vitamina B-17) a renderli meno esposti alle malattie. Gli Hunza non sanno cosa sia il cancro, si ammalano raramente (nonostante i frequenti bagni in acqua gelida) e riescono a ritardare incredibilmente l’invecchiamento del proprio corpo (non è raro osservare parti naturali di donne 65enni). Naturalmente fanno anche tantissimo movimento: sono dei gran camminatori e dedicano buona parte della giornata ad attività che necessitano l’impiego di muscoli e fatica.

Gli studi e le testimonianze

Quello che avviene nella valle dell’Hunza, la porzione di Pakistan abitata da questa popolazione, è soggetto da anni a studi e osservazioni. Già nel 1977, nell’ambito del Congresso Nazionale sul Cancro di Parigi, gli esperti di geocancerology (la scienza che studia l’insorgenza dei tumori nei vari paesi del mondo) restavano senza parole di fronte alla totale assenza di questa malattia in quella zona. Qualche anno dopo, nel 1984, a destare stupore era invece un passeggero intercettato all’aeroporto di Londra. L’uomo, tale Abdul Mbundu, proveniente proprio dalla valle dell’Hunza, si presentava ai controlli con un documento del 1832.

Agli inizi del ‘900 il medico militare britannico Robert McCarrison, scrive un articolo su The practitioner in cui mette in relazione la dieta e la longevità degli Hunza descrivendoli come “Un popolo che non ha paragoni con nessun’altra razza quanto a perfezione fisica; sono ultracentenari, vigorosi in giovinezza e avanti con gli anni”. Charles Bruce, capo delle spedizioni all’Everest negli anni ’20, li definisce “più forti degli Sherpa” e Alexander Leaf, medico americano, scrive sul National Geographic della loro stirpe ultracentenaria.

I dubbi

In mezzo a tante testimonianze e scritti firmati da prestigiosi specialisti si insinuano però anche dei forti dubbi.

Esistono infatti esperti che vedono invece il “lato oscuro della luna”. Come John Clarke, medico geologo che rimase con gli Hunza per venti mesi negli anni ’50, e che raccontò di quanto gli Hunza fossero cagionevoli in quanto spesso afflitti da malaria e dissenteria. Clarke definisce una leggenda la questione dell’età pluricentenaria spiegando che alcune popolazioni, come gli Hunza, erano soliti sommare agli anni biologici anche quelli ricavati da esperienze, gli “anni della saggezza”.

In rete, alcuni siti bollano la storia degli Hunza come una bufala, nonostante i tanti scritti degli anni passati. Secondo i “miscredenti”, sarebbe proprio la questione tempo a far difetto. Gli Hunza vengono infatti dipinti come dei quasi selvaggi mentre, in realtà, recenti testimonianze fotografiche mostrano i loro villaggi come luoghi evoluti, con tanto di case moderne e fili per l’energia elettrica. Queste leggende sulla loro vita sarebbero quindi definite anacronistiche.

Che sia verità o finzione, la storia degli Hunza resta tremendamente affascinante.

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