L'Italia vuole l'estradizione di Cesare Battisti, ma lui non ha paura

Dopo l'arresto nella sera italiana del 4 ottobre, adesso l'Italia vede più vicina la possibilità di ottenere l'estradizione di Battisti

La sera del 4 ottobre arriva in Italia la notizia dell’arresto di Cesare Battisti, condannato in Italia all’ergastolo, mentre si trovava mentre si trovava nella città di Corumbà. Secondo le autorità brasiliane, Battisti stava tentando di scappare in Bolivia. Con il nuovo arresto l’Italia sente più vicina la possibilità di ottenere l’estradizione.

Il nuovo arresto e l’estradizione

Per il momento Cesare Battisti, ex dei Proletari Armarti per il Comunismo – PAC – rimarrà in carcere dopo l’arresto a seguito di un controllo della polizia stradale federale. Per il giudice federale Odilon de Oliveira c’è pericolo di fuga quindi ci sono tutti i presupposti per la custodia cautelare in carcere. Il governo italiano allora si è messo al lavoro per riportarlo in Italia dove deve ancora scontare la sua pena.






La posizione di Orlando

Secondo il ministro della Giustizia Andrea Orlando, che ha espresso il suo pensiero nella sede del Sole 24 Ore, l’estradizione “è possibile” e il governo sarebbe “fortemente determinata a far sì che sconti la sua pena nel nostro Paese“. “L’estradizione è possibile, l’Italia la chiede da tempo e la richiesta rimane ferma, ci sono tutti i presupposti sulla base del diritto internazionale perché questa sia realizzata”. E ancora: “Abbiamo fatto tutti i passi presso tutte le autorità giurisdizionali brasiliane e tutte le autorità politiche, alla luce di questo nuovo fatto ne faremo altri. L’Italia è fortemente determinata a far sì che Battisti sconti la sua pena nel nostro Paese anche per restituire in parte ciò che è stato tolto alla nostra comunità e ciò che è stato inflitto alle vittime del terrorismo“, ha spiegato.

Non è dello stesso avviso però Cesare Battisti che, parlando con la polizia brasiliana, avrebbe rivelato di non temere affatto di essere estradato. Secondo quanto raccontato dal giornale Estadao, Battisti avrebbe ricordato di avere un “visto permanente” concesso dall’ex presidente Lula.

Le vittime

Alberto Torregiani, figlio del gioielliere Pier Luigi Torreggiani, ucciso nel 1979 nel corso di una rapina da un commando di Proletari armati per il comunismo ha commentato tramite il suo profilo Facebook il sostegno che riceve ancora da tutti. “Vuol dire che tanta gente ha sete di giustizia e si sente vicino al mio caso. È importante per noi vittime sapere che la gente ancora ricorda quell’avvenimento e che ancora chiede giustizia“, ha detto all’AdnKronos. “Ringrazio anche la stampa attraverso la quale posso dare voce alle mie emozioni, alle mie sensazioni e mi dà la forza per poter continuare a lottare. La cosa più fastidiosa è rimanere in silenzio. Se i media mi danno voce, posso ulteriormente combattere“, ha concluso.

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