Per gli ex vertici di Banca Etruria una richiesta di risarcimento da 400 milioni

È stata depositata la domanda di richiesta danni dopo il crac. Coinvolte più di 30 persone tra cui il padre di Maria Elena Boschi

Il liquidatore Giuseppe Santoni ha chiamato a giudizio gli ex amministratori di Banca Etruria, in tutto 37 persone, tra sindaci e membri del consiglio di amministrazione che hanno lavorato dal 2010 fino al crac nel novembre del 2015. Coinvolto anche il padre di Maria Elena Boschi, Pier Luigi Boschi, vicepresidente insieme ad Alfredo Berni, dal 2014. La richiesta danni è per 400 milioni ed è stata depositata ieri al Tribunale di Roma.

La richiesta

Giuseppe Santoni, nel 2016, chiede proprio a quei 37 sindaci e consiglieri ritenuti responsabili del crac chiedeva 300 milioni di euro come indennizzo. Tra questi ci sono Massimo Tezzon e Claudio Salini, due ex dirigenti Consob diventati dopo uno presidente del collegio sindacale e uno presidente della banca, come riporta La Stampa. La richiesta di risarcimento è dovuta al fatto che gli ex amministratori sono ritenuti responsabili del buco nel bilancio per i loro comportamenti dolosi. La cifra andava versata in 30 giorni e poteva essere saldata anche con immobili, vetture e titoli. Dal marzo del 2016 però, la cifra non è stata saldata e ora la richiesta è stata portata di fronte al Tribunale.


I 400 milioni

Gli ex amministratori però non si sarebbero solo comportati con dolo, ma, secondo quanto scritto nel ricorso, anche comportamenti colposi. Gli uomini del consiglio di amministrazione secondo quanto scritto nel ricorso avrebbero erogato dei mutui senza aver ottenuto garanzie e anche “in conflitto di interessi“, secondo quanto riportato dal Corriere. A questo si aggiunge tutti gli atti di “indebito e illecito ostacolo alla vigilanza della Banca d’Italia” e tutte quelle consulenze ritenute inutili e gli incarichi affidati a dei manager che non hanno portato a niente. Santoni scriveva di azioni di “depauperamento del patrimonio sociale” causato da “numerose iniziative contrarie alla prudente gestione“, riporta Il Corriere, senza dimenticare poi i “rilevanti premi aziendali non dovuti“. Per tutti questi motivi nell’arco di un anno, la cifra è arrivata a 400 milioni.

La causa

Così e stata depositata la domanda di richiesta danni dopo il crac che punta a ottenere quei 400 milioni per poterli dare ai creditori che nel 2015 avevano riportato ingenti perdite. Quindi la richiesta è fatta da Santoni, ma la cifra andrà al Fondo di risoluzione. A giudizio non ci sono solo i sindaci e gli ex amministratori ma anche quanto fatto dalla società di revisione PriceWaterhouseCoopers. Per adesso Banca Etruria, che ha cambiato nome in Banca Tirrenica, avrà ancora pochi mesi di vita: a novembre sarà completamente assorbita da Ubi Banca.

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