David Rossi, per la Procura fu "l'inveramento di un proposito"

La rinnovata attenzione mediatica sulla morte dell'ex dirigente Mos ha portato la Procura di Siena a pubblicare la sentenza di archiviazione

Per la Procura di Siena, la morte di David Rossi è stata un suicidio volontario, e non c’è motivo di andare avanti con nuove indagini. Ora che un recente servizio de Le Iene ha rimesso in evidenza i dubbi sulla morte dell’ex dirigente del Monte dei Paschi di Siena, la procura ha deciso di pubblicare online la sentenza di archiviazione, nella quale vengono argomentati tutti gli elementi che avrebbero portato alla conclusione, per gli inquirenti, per cui non ci sarebbe nessuno dietro la morte di Rossi. Per la procura, il suicidio “costituisce l’inveramento di un proposito che Rossi manifestava già da alcuni giorni e del quale lui stesso ha inteso lasciare testimonianza scritta con i messaggi alla moglie”.


Sentenza di archiviazione.pdf

Lasciò dei messaggi

Tra gli elementi presi in considerazione dalla Procura a difesa della tesi del suicidio, c’è il fatto che sono stati trovati dei messaggi di addio lasciati da Rossi alla moglie, Antonella Tognazzi. Alcuni di questi messaggi sono stati trovati accartocciati nel cestino della spazzatura, mentre uno era sulla scrivania e diceva: “Toni amore mio richiedo scusa”. Nei messaggi accartocciati invece, c’era scritto “ho fatto una cavolata”. Questi messaggi, scritti con la calligrafia del Rossi, si uniscono al fatto che la stessa moglie avrebbe riportato che negli ultimi giorni David Rossi era inquieto, preoccupato.

Antonella Tognazzi ha però più di un dubbio rispetto a quel messaggio lasciato proprio a lei. La scelta delle parole è, per la donna, inusuale: “Quel biglietto d’addio nasconde tutt’altro messaggio: quelle parole non facevano parte del nostro vocabolario. David sapeva che odiavo il diminutivo Toni. Non ci chiamavamo mai neppure “amore”. Per questo sono convinta che David attraverso quel finto biglietto mi volesse far capire che non stava scrivendo lui, ma qualcuno lo stava costringendo”.

Sulla presenza di biglietti accartocciati, la Procura sostiene che non possano essere stati voluti da qualcun’altro, ritenendo inverosimile in fatto che un potenziale assassino fosse “insoddisfatto della riuscita stilistica del messaggio di commiato”.

Dichiarò di essere preoccupato

La procura batte poi su un altro tasto. I timori di David Rossi, che era preoccupato sia per lo scandalo di Mps (esploso proprio in quei mesi) e per il fatto di aver subito una perquisizione. Qualche giorno prima della morte aveva scritto una mail all’ex amministratore delegato Mps, Fabrizio Viola, spiegando che avrebbe voluto parlare con i PM perché si sentiva “in grado di ricostruire gli scenari”. Alla mail avrebbe avuto risposta di parlare con uno dei Pm perché “qualsiasi altra risposta potrebbe essere male interpretata“.

Il corpo di David

Secondo la Procura, non ci sono motivi di credere che David Rossi sia stato buttato giù dalla finestra forzatamente. La ferita lacero contusa che Rossi aveva dietro il capo è sicuramente, per la procura, stata prodotta dalla caduta, e non ha lasciato “tracce ematiche, da gocciolamento o da contatto” sui vestiti. I sanitari del 118 avrebbero parlato di camicia bianca immacolata e abiti perfettamente piloti”.

Eppure, sul corpo di David Rossi ci sono degli ematomi, sul braccio, sul busto e all’altezza dell’inguine. In merito a quelli presenti sul tronco, la procura dichiara che in sede autoptica si ipotizzò che essi fossero “conseguenza della compressione del busto contro le gambe, nel rimbalzo-eseguito all’impatto al suolo. Parimenti plausibile è che si siano prodotti-con lo scavalcamento della finestra, immaginando che il defunto abbia fatto forza con l’addome sul tubo metallico o sul davanzale“.

Spiegate come accidentali sono anche le ferite al viso e gli ematomi alle braccia: quest’ultimi, tra l’altro, secondo la famiglia di Rossi somigliano molto a quelle che potrebbero venire a seguito della costrizione dell’arto da parte di arti altrui.

L’orologio

Per quanto riguarda il caso dell’orologio (sul polso di Rossi furono trovate ferite che fanno pensare che qualcuno possa aver imposto una pressione sul suo polso, stringendolo fortemente), la procura semplicemente conclude in questo modo: “Neppure l’opponente (la difesa, ndr) pare del resto persuaso della sua tesi, ipotizzando in altra parte dell’atto che l’orologio fosse al posto di Rossi al momento della caduta, tanto da aver lasciato l’impronta dell’afferramento da parte degli assassini”.

L’archiviazione della seconda indagine sulla morte di David Rossi è dello scorso luglio: per ora non sono previste riaperture del caso.



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