Vivere e lavorare in camper

Di cristiano fabris Abbiamo incontrato Riccardo un ragazzo che vive e lavora in camper, l’abbiamo incontrato tra le montagne del Gran Sasso e siamo rimasti affascinati dalla sua esperienza.Tutto nasce…

Di cristiano fabris

vivere-lavorare-camper (1)Abbiamo incontrato Riccardo un ragazzo che vive e lavora in camper, l’abbiamo incontrato tra le montagne del Gran Sasso e siamo rimasti affascinati dalla sua esperienza.Tutto nasce dal destino che nel 2009 si accanisce e con il terremoto spazza via casa e lavoro. Riccardo nato all’Aquila,  è un ragazzo trentenne con mille sogni che vengono cancellati in 3 minuti nella notte del 6 aprile.



LEGGI ANCHE: Perchè i fulmini uccidono più gli uomini e meno le donne?



Così decide di riscrivere la sua strada e ci racconta come abbia maturato l’idea… ”Mio padre era un grande appassionato di montagna. Ogni tanto, in famiglia, si parlava di comprare un camper, ma mia madre non ne ha mai voluto sapere e l’idea fu abbandonata. Tuttavia, io non ho mai smesso di pensarci. L’idea della “casa mobile”, che può permetterti di osservare un panorama diverso ogni giorno, ha sempre esercitato su di me un fascino irresistibile. Perciò, quando mi sono ritrovato senza casa né lavoro, a causa del sisma che ha distrutto la mia città, ho pensato che il camper fosse l’unica soluzione: mi avrebbe permesso di vivere con un reddito molto basso, libero e felice fra le mie montagne abruzzesi, e soprattutto mi avrebbe consentito di continuare a fare ciò che più amo: scrivere romanzi…



Gli chiediamo a questo punto se lui sia uno scrittore…”La mia principale attività consiste nello scrivere narrativa e non considero la scrittura come un semplice hobby o un’attività da coltivare in base alle “mode” del momento. La scrittura rappresenta per me un lavoro complesso, che richiede grandi sacrifici, impegno, tempo, come qualsiasi altro mestiere svolto a livello professionale. Ho aperto un blog letterario, in cui mi sto impegnando al fine di promuovere questa mia passione per la narrativa, e illustrare ad altri quale meraviglioso mondo si cela dietro le lettere. Inoltre per chi vuole vivere il camper come esperienza di vita, ho un sito in cui ci sono consigli e diari di bordo dei miei viaggi. Spero che un giorno la mia attività di scrittore possa generare anche un reddito, ma non è certo questa la mia priorità.



A questo punto siamo curiosi di capire come faccia a vivere e quindi, senza peccare di invadenza gli chiediamo quanto occorra come badget vivere-lavorare-camper (2)

mensile per vivere in camper e scopriamo che “ Il grandissimo vantaggio del camper, non è solo quello di poter fare a meno di pagare un affitto, ma anche di poter fare a meno dell’automobile. Per i piccoli spostamenti quotidiani, si può lasciare posteggiato il camper e sfruttare i mezzi, oppure utilizzare uno scooter, o addirittura una bicicletta. In tutti questi casi, al sostanzioso risparmio sull’affitto, si aggiunge quello riguardante l’auto. Ritengo pertanto che con 400-500€ al mese si possa tranquillamente pensare di vivere in camper, facendo rientrare in tale cifra le spese per il cibo, il gas, le riparazioni, il gasolio e l’ammortamento mensile del mezzo. Nel mio caso, tale importo viene da una casa di mia proprietà, che ho deciso di concedere in affitto in modo da pagarmi la vita in camper.



Già pensiamo alla vita in camper, alla libertà, ma per un attimo siamo assaliti da mille dubbi, incertezze che evidentemente trapelano dai nostri occhi “Non hai paura di non avere certezze? Se domani rompi un braccio, come ti muovi? Chi pensa a te..”…Riccardo si siede nella dinette della sua  casa su ruote e dice “dal punto di vista emotivo, quando in una notte perdi tutto, capisci che di certo non c’è nulla se non il fatto che tu possa respirare ancora, se invece mi chiedi una risposta razionale, ti dico che si parla di pura statistica: una percentuale di imprevisti è insita in tutte le scelte. Direi che in alcuni casi è molto più rischioso pensare di accollarsi un mutuo per trent’anni, sperando che durante tale lasso di tempo non capiti nulla che ci impedisca di pagarlo fino in fondo. Mi chiedo: è più probabile che nel giro di dieci-venti-trent’anni la mia azienda possa licenziarmi (impedendomi così di pagare l’affitto o il mutuo), oppure che mi rompa un braccio, o che magari mi capiti di distruggere il camper in un incidente? In certi casi, poi, non si è mai del tutto soli. Ti rompi in braccio? Beh, non penso che amici e parenti ti abbandonerebbero al tuo destino. Se invece non paghi il mutuo o l’affitto, la situazione è ben più grigia, perché la banca e il proprietario di casa se ne fregano dei tuoi problemi, e ti sbattono per strada.



Fin qui il presente di Riccardo è ben chiaro, ma per il futuro gli chiediamo come lo veda e quali progetti abbia…“Cercherò sempre di mantenere un valido equilibrio fra passione e razionalità. Finché potrò assecondare le mie passioni senza commettere scelte avventate dal punto di vista morale ed economico, mi sento a posto. Anzi, mi sento Libero. Ovviamente non mi curerò mai di cosa pensano “gli altri” delle mie scelte. Le persone che amano giudicare negativamente e/o superficialmente scelte come la mia sono spesso illuse di essere dalla parte della ragione, in virtù di alcuni principi che essi ritengono validi “a priori”. Sarebbe inutile spiegargli che tali principi in realtà non sono altro che consuetudini imposte da un certo sistema economico-meccanico, a cui non importa nulla del benessere e della crescita spirituale di una persona, ma solo del suo apporto “consumistico”.



vivere-lavorare-camper (3)CI guardiamo intorno e  vediamo sulla cucina una lettera di corrispondenza e quasi per ironia gli chiediamo, ma la tua residenza dove rimane? Se per esempio una cartella di Equitalia dove ti arriva?….Riccardo sorride mentre ci serve una tazza di caffè “Certo che ho la residenza! E’ a casa della mia ragazza e lì ricevo la mia corrispondenza. Per chi non disponesse di una casa “d’appoggio” in cui chiedere la residenza, esistono comunque altre possibilità: basta chiedere nel proprio Comune.  



Possibile che non ci sia alcun rimpianto della tua vita passata o nessun ostacolo che ti faccia dire basta? …”Non ricordo alcun ostacolo di rilievo. La vita in camper è sempre stata una fonte continua di stimoli e scoperte. In camper ho scoperto il valore di“uno”: un centimetro, un litro d’acqua, una luce accesa. Ho scoperto l’appagamento inaspettato di vivere in un microcosmo che non ammette il superfluo. I piccoli spazi del camper sono come scrigni, custodi di oggetti utili e preziosi. Non c’è tempo né spazio per altro. E questo mi piace.”  Qualche volta ho dovuto provvedere a piccole riparazioni, ma nulla di serio. Bisogna solo armarsi di molta pazienza: caricare l’acqua, scaricare l’acqua, rifornirsi di gas…sono attività che alla lunga possono stancare. Se si pensa però a quanto tempo, denaro e grattacapi comporta mantenere una casa e un’automobile, allora appare subito evidente che le poche “scomodità” della vita in camper sono davvero trascurabili, specie se si pensa alle immense agevolazioni e soddisfazioni che il camper ci offre in cambio.



Usciamo dal camper e sotto la veranda gli chiediamo quali sono i ricordi più belli? E’ questione di un attimo e Riccardo rientra nella sua casa e con orgoglio ci dice “penso che qualche riga del mio libro possa rispondere chiaramente”. Inizia a leggere e noi capiamo perfettamente e forse invidiamo la sua scelta di vita .



“Vivere in camper non è la strada obbligata che dovrebbeseguire chiunque abbia problemi economici, o una gran voglia di liberarsi dapesi e vincoli, o chi desideri semplicemente assecondare il proprio spirito diavventura. Vivere in camper è solo una strada, una come un’altra, che chiunquepuò scegliere.”



“E’ ovvio che, vivendo in camper, io sareiun diverso. E alla società non piace il diverso. Ildiverso porta scompiglio, novità, precarietà. L’uomo medio non ama questo:l’uomo medio necessita di certezze, teme il futuro, desidera tutte le comoditàche hanno gli altri, e le vuole prima degli altri.E’ tutto qui, dunque. Devosolo confessarlo a me stesso: temo di essere un diverso. Appurato ciò, mi sentopiù leggero: individuato il problema, si è già un passo avanti perrisolverlo.”

“Chiudola tenda. Sono solo ora, appartato nella mia nuova culla, protetto dal solidoinvolucro del camper. […] Mi volto a destra e apro l’oscurante dellafinestra. A pochi metri da me, la sagoma del bosco si staglia nitida e irsutacontro il cielo stellato. Gli alberi sono neri, ma non è il nero degli abiti dasera o dello schermo spento della tv. E’ un colore che la maggior parte dellagente ha dimenticato, un nero che inquieterebbe non poco chi è abituato adandare a letto col rumore del vicino di casa che tira lo sciacquone del water.”