La Libia è un mondo complesso e per comprenderlo appieno ci sarebbe da parlare della primavera araba, del medio-oriente, della storia dell’ultimo secolo. Inoltre, non meno importante, la questione libica si allargherebbe facilmente al problema dell’immigrazione, del multiculturalismo, della crisi sociale dilagante. Non è quello che voglio fare. La mia intenzione è spiegare perché dobbiamo fermarci un attimo prima di fare proclami, suggerire avventure e lamentarci come siamo soliti fare.

Per capire qualcosa di questa brodaglia libica e mediorientale siamo costretti a fare un passo indietro. Nel 2011 Gheddafi, governatore libico dal 1969, viene ucciso con un colpo di pistola alla testa dopo essere stato picchiato e brutalizzato.

Il suo cadavere viene esposto al pubblico [italiani, vi ricorda qualcosa?] e poi sepolto nel deserto, in una località ancora sconosciuta. La sua morte segnò, almeno idealmente, la fine della guerra civile libica. Ma come ogni libro di storia insegna, quando un re muore se ne fa sempre un altro. (continua)11004241_1550532578538261_1106678485_nDopo l’uccisione di Gheddafi i ribelli, dapprima uniti contro l’unico capro espiatorio, hanno preso la strada della separazione: una fazione contro l’altra, in un tutti contro tutti degenerante, l’uno ha preteso il potere a discapito di ogni altro. E la guerra civile ancora infuria, il sangue ancora gronda.

La crisi libica di cui si sente parlare, improvvisamente, in questi giorni, nasce da qui, da radici ben note a tutti i politici internazionali. Queste stesse radici, a loro volta, sorgono da un passato di inconcludenti ed eterne tifoserie che pestandosi i piedi, come bambini, puntano a mangiare sempre in testa all’altro. Benvenuti nella storia dell’umanità.

Ora: è bene precisare che la drammaticità della situazione è dovuta all’incapacità nostrana di scegliere da che parte stare. Nelle immagini che vi proponiamo, con tanto di mappa chiarificatrice, potete vedere da voi quanti e quali siano le fazioni in gioco, in questo Risiko reale.

 Di seguito L’infografica >>>

– Lo Stato Islamico:

11009689_1550532248538294_131623134_o

Come vedete le squadre sono tante. Le tipiche divisioni arbitrarie (‘islamisti vs laici’; ‘buoni vs cattivi’; ‘fondamentalisti vs democratici’; ‘ISIS vs gli altri’), per quanto vadano di moda in questi giorni di puro furore mediatico, non sono adatte a spiegare la crisi libica e nemmeno servono a semplificare, ma solo a confondere gravemente le idee. Sì, è vero: il medio-oriente è una polveriera, è un groviglio di tribù complesso e indistricabile. Sì, è vero: non si capisce niente. Proprio per questo è necessario che tutti colgano le difficoltà europee ed internazionali nella scelta delle misure da adottare. Sicuramente la situazione è drammatica e una posizione la si dovrà prendere: ma permettetemi di dire che prima di buttarsi a capofitto in un macello, è bene sapere ogni movimento da fare, con tutte le precauzioni necessarie all’atto finale.

– Ansar Al Sharia (Al Qaeda)

11001484_1550532275204958_1331388069_o

Le divisioni interne alla Libia sono generalizzabili, almeno approssimativamente, a tutto il medioriente – con le ovvie differenze ideologiche. Indicare le formazioni in campo, dall’ISIS ad al-Qaeda, passando per l’Iran e l’Arabia Saudita, includendo gli ormai ovvi finanziamenti russi e americani all’una o all’altra fazione prenderebbe troppo tempo – ma mi riprometto di illustrare, in seguito, i vari schieramenti.

– Governo di Tobruk

11002868_1550532285204957_1971562233_o

– Governo di Tripoli

11002908_1550532255204960_1983592092_o

– Toubou, Tuareg e gruppi misti 

10955441_1550532281871624_848548395_o

-Berberi

11001237_1550532265204959_744962534_o(fonte immagini: La Stampa)

Mi preme tuttavia sottolineare una cosa: la Libia dista poche centinaia di miglia dall’Italia e dall’Europa tutta. La minaccia del boia di Sirte (“Prima ci avete visti su una collina della Siria. Oggi siamo a sud di Roma… in Libia”) è preoccupante, ma abbiamo il tempo che ci serve per pensare la mossa giusta, prima di addentrarci in un caos che rischiamo di alimentare, puntando dritti verso l’irreversibile. In passato l’Occidente ha ficcato il naso là dove non doveva, trascinandosi dietro quell’inconfondibile scia di mer*a che oggi ripromette vendetta; commettere lo stesso sbaglio potrebbe essere fatale domani, almeno per quei molti Charlie innocenti che non meritano disgrazie per colpa di errori di calcolo da parte delle elite al potere. Se è vero che l’uomo non ha mai imparato niente dalla storia, è ancor più vero che c’è sempre una prima volta.