Rose Bretécher, scrittrice freelance inglese di ventotto anni, era letteralmente ossessionata dal sesso. La ragazza per dieci anni è stata affetta da un disturbo che la portava a vedere forme sessuali in qualunque contesto, situazione ed oggetto e a ricondurre i suoi pensieri in presenza di cose e persone ad un unico focus: l’atto sessuale.
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Ho iniziato a vedere immagini sessuali in oggetti di uso quotidiano” racconta Rose. “Ho anche temuto di essere pedofila per delle immagini di un bambino nudo che mi apparivano dentro la mente” ed aggiunge “ogni cosa mi faceva pensare al sesso”.
Per essere più chiari “Le fessure sulla faccia di una montagna viste in un documentario nella mia testa sono diventate una vagina“.
Rose, nome d’arte della donna, è diventata celebre anche grazie ai racconti delle sue esperienze sui social network, nella quale testimoniva il vero e proprio incubo che ha condizionato dieci anni della sua esistenza. A causa di ciò la ragazza ha perso il fidanzato, abbandonato gli studi e meditato il suicidio.
Ad aiutarla è stata la terapia consigliata da un medico tramite Skype e conosciuta come “esposizione e prevenzione della risposta” (ERP).
Tale cura, che le ha permesso di guarire, prevede in concreto il confronto diretto attraverso la visione di materiale esplicito.
Rose, che ribadisce come “la malattia mentale è sempre stata parte della mia vita”, ha accettato il suo status di persona “mentalmente fragile” e può dirsi, oggi, quasi guarita. In “Pure“, suo primo libro, è narrato proprio il percorso  che l’ha portata alla “redenzione”. Durato dieci anni, parte dal momento in cui Rose iniziò ad essere colpita da incessanti immagini mentali legate al sesso e si conclude ad oggi con l’eventuale recupero.