La mangio anch’ io“. A pochi giorni dalla pubblicazione del documento shock dell’Oms che dichiarava potenzialmente cancerogene le carni rosse lavorate e gli insaccati, il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, tranquillizza i consumatori e li invita ad evitare allarmismi. “Sto ancora allattando i miei figli“, spiega Lorenzin a margine di un convegno sulla nutrizione tenutosi a Expo” e mi alimento in modo equilibrato mangiando tutto, anche la carne rossa. Seguo i principi della dieta mediterranea. Il mio medico mi ha consigliato un’alimentazione corretta con tutte le componenti bilanciate in modo appropriato“.

Nel nostro paese, secondo il ministro, il rischio denunciato dall’Oms sarebbe molto contenuto. E invita a leggere bene il documento dell’Oms, “che parla ovviamente delle diverse componenti all’interno delle carni processate“, come ad esempio i conservanti e il contenuto di sale. “Il problema si pone in quei Paesi che hanno un’alimentazione mono-cibo e consumano tanto cibo processato a livello industriale e non hanno un corretto apporto di nutrienti“.

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Una valanga, intanto, si è scatenata su tutto il comparto, tanto che  il presidente di Fiesa Confesercenti, Gian Paolo Angelotti, ha denunciato che “le vendite delle carni rosse sono calate di circa il 20% nelle macellerie tradizionali“.

A rischio 180mila posti di lavoro in un settore chiave del made in Italy. Il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, sottolinea che l’allarme è immotivato perché la qualità della carne italiana, dalla stalla allo scaffale, è diversa e migliore, mentre i cibi sotto accusa – come hot dog e bacon – non fanno parte della tradizione nostrana.

No comment, per il momento, da parte della Commissione Europea. Enrico Brivio, portavoce della commissione per la salute e la sicurezza alimentare, ha dichiarato “La commissione non commenterà il documento prima di averlo studiato approfonditamente”.

Evidenzia, però, che le leggi europee e il sistema dei controlli “garantiscono che gli alimenti, inclusa la carne, rispettano i già rigidi standard di sicurezza alimentare“.