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Utilizzare lo smartphone anche soltanto per pochi minuti in presenza dei figli sembra un gesto innocente e lo si compie senza pensarci troppo, tuttavia può rivelarsi persino pericoloso. Si tratta di una vera e propria patologia da web, che si insidia nei rapporti umani pregiudicando anche quelli tra genitori e figli. Si tratta di un allarme lanciato dalla Royal Society of Medicine: l’esperto Aric Sigman avverte infatti sui rischi con cui tale abitudine può colpire direttamente i più piccoli, la cui crescita deve essere protetta dalla minacciosa presenza dell’hi-tech.

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Per questo i genitori devono tornare ad essere figure presenti nelle vita dei figli, non perennemente distratti dallo schermo di tablet e smartphone.

Occorre dunque ricordarsi di rimuovere tali barriere tecnologiche almeno durante i pasti, impedendo che app e giochi ostacolino il più salutare confronto e dialogo. Limiti questi da imporre anche ai piccoli, i quali non debbono restare – come suggerisce l’esperto – per oltre due ore al giorno davanti a schermi, qualsiasi essi siano. Tablet, smartphone e videogames sono dunque off-limits sia per i più grandi che per i piccoli.

Come sottolinea Sigman:La noia è una cosa buona per i bambini, dà loro il modo per scoprire come distrarsi da soli“, stimolando la loro fantasia e dandogli modo di inventare. I dati ufficiali dimostrano infatti come i bambini cresciuti a pane e smartphone, arrivano a 7 anni totalizzando ore di gioco “digitali” equivalenti ad un anno intero, 24 ore al giorno. E la quantità sale fino a raggiungere tre ore al compimento dei 18 anni. Ancor più allarmante è pensare come l’utilizzo di tali dispositivi sia salito fino a toccare cifre esponenziali soltanto a partire dall’ultimo decennio, specialmente considerano la fascia di età compresa tra i 16 ed i 24 anni.

Il rischio è che si trascorra più tempo in rete che a dormire, penalizzando l’umore e la capacità di concentrazione specialmente dei bambini.