Svogliati, pigri e disattenti. Può succedere che i bambini dislessici siano etichettati così.
In realtà non si tratta di mancanza di concentrazione o di poco impegno, ma di un disturbo specifico dell’apprendimento che rende più difficile imparare a leggere e a scrivere.

Non è questione di intelligenza, anzi. Sono molti i dislessici famosi nella storia, in ambiti differenti: Einstein, Mozart, J.F. Kennedy, Walt Disney, Andy Warhol. La dislessia è propria di soggetti che hanno un’intelligenza che rientra nella media o è addirittura superiore. Einstein non aveva memoria a breve termine, eppure questo non gli ha impedito di diventare uno dei fisici più famosi del mondo.

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Come possono i genitori aiutare i propri bambini dislessici? Il primo passo consiste nel riconoscere la natura del problema e ottenere una diagnosi di dislessia. Per i genitori è sicuramente utile confrontarsi con gli insegnanti e con ciò che osservano a scuola. Poi, per individuare l’eventuale disturbo, possono bastare alcuni incontri con un’equipe di specialisti, composta da logopedista, psicologo e neuropsichiatra. I bambini vengono sottoposti ad alcuni test sulle abilità scolastiche: in base ai risultati, gli specialisti consiglieranno un intervento di aiuto o forniranno indicazioni a insegnanti e genitori per aiutare il bambino nel suo ambiente di studio.

Per fortuna, oggi è possibile intervenire già nei primissimi anni della scuola primaria, consentendo agli alunni di recuperare del tutto o in buona parte i propri deficit di lettura (dislessia), scrittura (disgrafia), ortografia (disortografia), calcolo (discalculia). La dislessia non va, quindi, considerata come un handicap o una disabilità. Il bambino è in grado di imparare. Si parla più correttamente di neurodiversità, cioè di un diverso funzionamento cognitivo. Più l’intervento è precoce e mirato, più si garantisce al bambino un percorso scolastico ottimale.