cartella equitalia a bambino di dieci anni

Abita in provincia di Alessandria, ha 10 anni ed è il più giovane moroso d’Italia: è da quando ha due anni, infatti, che Equitalia lo persegue per fargli pagare le cartelle corrispondenti ai pagamenti relativi all’acquisto di un cellulare.

La madre, Amalia Iudicone, racconta che il figlio era ancora in età da asilo nido quando a casa sono arrivate le cartelle che chiedevano da parte del bambino il pagamento di 166,59 euro per tre fatture mai pagate alla ditta di telefonia H3G: per un caso di omonimia risultava che il bambino di due anni avesse acquistato un telefono e non avesse mai pagato nessuna bolletta.

Davanti a un caso di errore tanto palese sembrava che dimostrate la non corrispondenza del piccolo con la persona cercata da Equitalia fosse semplice: un paio di carte bollate e la questione risolta. Invece non è andata così: la signora Iudicone si è recata prima presso un negozio H3G, nel quale però gli hanno detto che non era loro responsabilità mettere chiarezza nell’accaduto. Poi Agenzia delle Entrate ed Equitalia hanno cominciato a girarsi a vicenda la scomoda questione, sostenendo che bisognava procurare chiare prove del fatto che si trattasse di omonimia, probabilmente con un signore di Alessandria nato nel 1944.

cartella equitalia
L’inerzia di Equitalia e AdE ha fatto cadere la vicenda in una spirale burocratica irrisolvibile, tanto che nel 2010 la madre del giovane moroso ha dovuto rivolgersi ai Carabinieri nel tentativo di avere una risposta: si è trovata persino ad avere a che fare con un attonito Ufficiale Giudiziario costretto, nel 2007, a dover consegnare una cartella esattoriale ad un bambino di due anni. Anche in quell’occasione si pensava che ci sarebbe stata una svolta e l’ufficiale aveva assicurato che avrebbe fatto rapporto sulla vicenda: purtroppo però, anche in quel caso, nulla si era risolto.


Ad intervenire ora è Alleanza Consumatori, nella persona di Luigi Laratta, che è a fianco della famiglia per cercare di mettere la parola fine alla vicenda. La madre è preoccupata che il figlio arrivi ai diciott’anni senza che Equitalia lo abbia “liberato” da obblighi non suoi e che finisca suo malgrado nella banca dati dei cattivi pagatori: dichiara quindi che provvederà a denunciare l’ente per stalking laddove non si arrivi alla parola “fine” il prima possibile.