Giovedì 5 novembre uscirà il libro “Avarizia” scritto dal giornalista dell’Espresso Emiliano Fittipaldi. All’interno sono raccontati numerosi scandali finanziari tra le mura del Vaticano, emersi da un lungo lavoro d’inchiesta giornalistica.

Tra i temi affrontati nel libro si può trovare tutto ciò che riguarda la fondazione Bambin Gesù, nata nel 2008 per raccogliere denaro per i piccoli pazienti. Gli investigatori della società di revisione PricewaterhouseCoopers (PwC) si focalizzano sull’affitto di un elicottero nel 2012, pagato 23 mila e 800 euro a una società di charter per trasportare monsignor Bertone dal Vaticano alla Basilicata per svolgere alcune attività per l’ospedale.

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Un’altra spesa è molto più imbarazzante e si tratta del pagamento dei lavori  per la nuova abitazione di Bertone. La cifra è di 200mila euro pagati all’azienda Castelli Real Estate dell’imprenditore Gianantonio Bandera dalla fondazione Bambin Gesù. Bertone vuole precisare: “Gentile dottor Fittipaldi, alle sue domande rispondo che il sottoscritto ha versato al medesimo governatorato la somma richiesta come mio contributo ai lavori di ristrutturazione. Non ho nulla a che vedere con altre vicende“.

Giuseppe Profiti, presidente del Bambin Gesù e del consiglio direttivo della fondazione conferma invece la spesa fatta: “È vero: con i soldi stanziati da noi è stata ristrutturata una parte della casa di Bertone.

Cercando di ottenere in cambio la disponibilità di potere mettere a disposizione l’appartamento“.

In tema di finanza e Chiesa, il libro parla anche dell’Obolo di San Pietro, una delle voci analizzate dai revisori di Kpmg. Il vaticano lo definisce un “aiuto economico che i fedeli offrono al Santo Padre, come segno di adesione alla sollecitudine del successore di Pietro per le molteplici necessità della Chiesa universale e per le opere di carità in favore dei più bisognosi“.

Questo obolo però sembra sia andato a rimpolpare un fondo che non risulta nel bilancio del Vaticano e che nel 2013 era di 378 milioni di euro. Questi fondi sono depositati su conti bancari presso lo Ior, l’Apsa e altre banche. Il rapporto Moneyval mette in luce anche la reale destinazione dei denari raccolti: “Nel 2010 gli esborsi erano costituiti principalmente da spese ordinarie e straordinarie dei dicasteri e delle istituzioni della curia romana e non in opere di carità.

Stesse evidenze nella gestione dell’8 per 1000“.

Emerge poi un altro documento della Commissione referente scritto da George Pell, capo della segreteria per l’Economia voluta dal Papa. In quel documento si può leggere: “Sulla base delle informazioni messe a disposizione di Cosea, ci sono 26 istituzioni relazionate alla Santa Sede che possiedono beni immobiliari per un valore contabile totale di un miliardo di euro al 31.12.2012. Una valutazione di mercato indicativa dimostra una stima del valore totale dei beni di quattro volte più grande rispetto al valore contabile, o quattro miliardi di euro“.

In un altro report confidenziale si specifica anche che: “Gli immobili sono registrati o al costo di acquisizione o al costo di donazione, e molti edifici istituzionali sono valutati a 1 euro.

Dunque c’è da aspettarsi che il valore di mercato del real estate vaticano sia molto più grande“.

Nel frattempo allo Ior ci sarebbero circa 100 conti sospetti, di cui 10 intestati a nomi eccellenti che potrebbero causare un vero e proprio scandalo. Alcuni sono eredità di clienti laici ancora da liquidare altri invece appartengono a imprenditori.