anonymous attacco in rete

Hoodsoff“, ovvero: “giù i cappelli“. È partita la campagna della rete di Hacker, Anonymous, finalizzata a pubblicare in rete i nomi dei componenti del Ku Klux Klan: il 30 Ottobre era stata presentata l’intenzione, da parte degli hacker, di mostra i visi sotto i cappelli a punta della più capillare numerosa organizzazione razzista della storia.

Anonymous, oggi, è passato all’azione: 57 nomi e cognomi di membri dell’organizzazione sono stati messi in rete con numeri di telefono e dettagli personali: tra le personalità illustri a cui è stato tolto il cappello, troviamo il sindaco di Lexington, Kentucky, Jim Gray, ed il senatore dell’indiana Dan Coats.

Entrambi hanno immediatamente provveduto a smentire la notizia ed a prendere le distanze dal Ku Klux Klan e dalla sua ideologia. Il gruppo di hacker, intanto, promette che il 5 Novembre altri 1000 nomi verranno rivelati in rete, accompagnandoli con l’hashtag #hoodsoff .

immagine storica del Ku Klux Klan

L’operazione “cappelli giù” non è una trovata degli ultimi giorni: la nascita di questa campagna si inserisc nel contesto dell’omicidio Ferguson del 2014. In quella occasione il gruppo del Ku Klux Klan di Frguson aveva minacciato l’uso di forza letale contro tutti i cittadini che dichiaravano di pretendere giustizia dal verdetto sulla morte del ragazzo afroamericano Michael Brown: Anonymous decide in quell’occasione di fronteggiare il gruppo razzista prendendo possesso di alcuni profili twitter appartenenti all’organizzazione.

Un imponente attacco digitale al quale poi era seguita la prima campagna Hoodsoff, ovvero l’individuazione dei componenti del Ku Klux Klan nella zona di St. Louis e la rivelazione della loro identità online. In un video precedente all’attacco digitale, Anonymous aveva chiarito la natura della loro reazione e del perché avessero deciso di affrontare l’organizzazione razzista: “non vi attacchiamo per ciò in cui credete, in quanto combattiamo per la libertà di parola, vi attacchiamo perché avete minacciato di usare la forza letale contro di noi nelle proteste di Ferguson“.