Smart working

Anche in Italia arriva la legge che tutela lo Smart working, ossia il lavoro da casa, detto anche “lavoro agile”. Sono 9  gli articoli che vanno a regolare lo Smart working, nel disegno di legge scritto da Maurizio del Conte, per conto del Governo. La legge interviene su una serie di punti fra i quali privacy, infortuni, retribuzione e diritti.

Un nuovo modo di concepire il lavoro, con l’obiettivo di aumentare la produttività e allo stesso tempo permettere ai lavoratori di conciliare lavoro e vita privata.
Smart working
Come un normale contratto, lo Smart working potrà essere a tempo determinato o indeterminato, con retribuzione uguale al lavoro in ufficio.
I dipendenti potranno contrattare con le loro aziende di lavorare da casa anche solo per un giorno a settimana tramite dispositivi elettronici.
In un Paese tradizionalista come l’Italia, viene da chiedersi: in che modo le aziende integreranno il “lavoro agile” all’interno della propria organizzazione? Bisogna tener conto che l’Italia è un Paese dove il 93% del tessuto produttivo è composto da piccole, medie imprese ancora legate al lavoro d’ufficio.
Secondo l’Osservatorio del Politecnico, lo Smart working si adatta meglio alle grandi aziende, che in Italia sono una minoranza.
La richiesta di maggior flessibilità sull’orario lavorativo è discutibile e in molti casi accettabile, ma sul “luogo” si è ancora rigidi e legati agli spazi aziendali. Inoltre va considerato il rischio che l’effetto novità, senza un’accurata riorganizzazione lavorativa, possa risolversi in un disastro.
Non ci resta che sperare che il “lavoro agile” possa diventare uno stimolo in più, anche per una possibile ripresa economica del Paese.