Secondo un preoccupante rapporto del Censis in circa il 41,7% delle famiglie italiane almeno una persona ha dovuto rinunciare ad almeno una cura medica nel 2014. Si riscontra inoltre una maggiore ansia nel dover affrontare le spese e le attese per le cure e la sensazione di inadeguatezza nel riuscire a sobbarcarsene l’impegno economico. Anche l’intramoenia, ovvero le cure mediche private dispensate all’interno di strutture pubbliche, non aiutano: tempi d’attesa medesimi che nel pubblico e costi anche più alti.

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Liste d’attesa troppo lunghe nella sanità pubblica e costi proibitivi in quella privata stanno dunque mettendo alle strette la popolazione: tra le categorie che hanno più difficoltà a procurarsi le necessarie cure mediche vi sono le famiglie monogenitoriali e i millenials.

Difficoltà anche riscontrate maggiormente al Sud e nelle Isole e nei comuni con meno di diecimila abitanti (in questi ultimi il 59% delle famiglie ha razionato sensibilmente la spesa nel welfare). Tutto ciò si rivela ancora più angosciante se si considera che circa la metà delle famiglie italiane ha dovuto rinunciare ad una prestazione di welfare nel 2014: non solo di tipo medico ma anche nell’istruzione o nel settore socio-assistenziale.

Ad aggravare la situazione il fatto che tre milioni di italiani non siano autosufficienti e che questo porti alle famiglie un costo di dieci miliardi. Inoltre, è significativo confrontare tali dati con quelli riguardanti altri paesi: se infatti in Italia i cittadini si impegnano a sostenere il costo del 19% della spesa sanitaria nazionale, in Francia si tratta del 7% ed in Inghilterra del 9%. Sempre dal rapporto del Censis emerge che il 53,6% degli italiani denuncia un calo della copertura dello stato sociale, con l’obbligo da parte degli abitanti di doversi sobbarcare un impegno economico troppo alto per soddisfare le necessità della popolazione.