bambini e touch screen

Negli anni ’80, per liberarsi dei figli, i genitori li piazavano davanti al televisore: “Amore, adesso mamma ti fa guardare i cartoni”, ti dicevano con quanto meno dubbia amorevolezza. Poi li parcheggiavano sul tappeto – la testa a mezzo metro dallo schermo – e se ne andavano beati a curarsi dei propri affari. Oggi, a quanto pare, non è più così. O meglio, è sempre così, ma assecondando l’evoluzione tecnologica dei tempi. In poche parole: in mano ai bambini non si lasciano più il telecomando ma il loro smartphone.

A sostenere empiricamente questa personalissima congettura contribuisce una ricerca pubblicata su Archives of Disease in childhood condotto da Deirdre Murray dell’Università di Cork, in Irlanda.


Lo studio, che ha intervistato i genitori di bimbi di 12-36 mesi sull’uso di device come tablet e smartphone da parte dei figli, ha svelato che l’87% dei genitori lascia usare il proprio apparecchio touchscreen al bambino per una media di 15 minuti al giorno.

C’è poco da meravigliarsi, dunque, se a 2 anni i piccolissimi sono già abili utilizzatori di tecnologie touchscreen, di tablet o di telefoni last generation. Nei primi 24 mesi di vita, prosegue lo studio irlandese, il 91% dei bambini sa già sbloccare lo schermo, scorrere le pagine, usare alcune app e riconoscerne le icone.


Il motivo? Oltre al neo sistema didattico (I-timollodasoloebadoaifattimiei, si potrebbe chiamare) dei genitori  – che nel 62% dei casi hanno perfino scaricato delle app da far utilizzare ai pargoli – di sicuro (torniamo seri per un attimo) contribuisce il paradigma altamente intuitivo dei nuovi media. E questo, concludono da Dublino, (adesso siamo serissimi) mostra anche un significativo potenziale nella valutazione del livello di crescita del bambino, nonché nella realizzazione di attività utili a sostenere e migliorare la formazione di bambini caso con deficit o ritardi di sviluppo.