david bowie lazarus

Look up here, I’m in Heaven” (Guardate qui, sono in Paradiso), è il primo verso di Lazarus, singolo contenuto nell’ultimo album capolavoro di David Bowie, Blackstar, destinato a diventare testamento dell’indimenticabile rockstar, morto lo scorso 11 gennaio per un cancro. Della malattia del Duca Bianco non si è mai saputo nulla, nemmeno i collaboratori più stretti ne erano a conoscenza, e ancora oggi aleggia un velo di mistero sulla sua morte, tanto da chiedersi se la star abbia scelto addirittura una “morte assistita“.

La sorpresa degli amici

Questo dubbio è nato in seguito alle parole di Ivo Van Hove, il regista del musical Lazarus, scritto da David Bowie.

durante un’intervista alla radio olandese Nos, Van Hove non esclude che il cantautore possa essere stato “aiutato” a morire.
Molti i colleghi rimasti stupiti e scioccati dalla morte di Bowie. Uno di questi, Brian Eno, ha dichiarato: “Per me è stata una sorpresa”. Eno ha spiegato di aver ricevuto una settimana fa una mail in cui l’amico David Bowie scriveva: “Grazie per i nostri bei tempi, Brian, resteranno eterni”. “Adesso – dichiara Eno – comprendo che mi stava dando un addio

L’ultima apparizione del Duca Bianco

Il primo a rivelare il cancro al fegato di Bowie è stato sempre Ivo Van Hove: “Abbiamo lavorato insieme per più di un anno – ha spiegato alla radio olandese – A un certo punto mi ha preso da parte e mi ha detto che era malato, e che non si sarebbe più fatto vedere in giro”.


Inoltre, in un’intervista rilasciata al Times, il regista ha raccontato dell’ultima apparizione di David Bowie in pubblico, lo scorso 7 dicembre alla prima del musical Lazarus: “Era molto debole e quando è sceso dal palco ha dovuto sedersi.

Ho potuto vedere le lacrime dietro i suoi occhi – racconta il regista – perché non era un uomo che mostrava facilmente le sue emozioni. Avevo l’impressione che non stesse combattendo una battaglia contro la morte, ma per la vita, voleva vivere ancora. Aveva una figlia di 15 anni e voleva proseguire, ma era fisicamente impossibile.

Misteri ed eredità

Ma i misteri non riguardano solo la reticenza sulla natura della malattia. Infatti ancora non è chiaro il motivo per cui nessuna fonte ufficiale abbia dichiarato precisamente la città in cui Bowie è morto.

 Nelle prime ore in cui si è appresa la notizia, i media britannici davano per certo che la star si fosse spenta a New York, dove da tempo abitava; al contrario, un quotidiano americano, il New York Post scriveva “È morto a Londra, nella sua casa”.
Molta confusione anche tra i fan accorsi davanti le abitazioni, nelle tre città dove David Bowie aveva vissuto e si era ispirato: Berlino, Londra e New York.

Nessuna indiscrezione né sul funerale né sul testamento del Duca Bianco; è stato stimato che la sua eredità si aggiri intorno ai 230 milioni di dollari e dovrebbe essere divisa tra la seconda moglie Iman, il primo figlio Duncan, frutto dell’amore con la prima moglie Marie Angela Barnett, e l’ultima figlia Alexandria Zahra, nata dal secondo matrimonio.

Intanto, è già stato organizzato un concerto tributo a David Bowie, fissato per il 31 marzo alla Carnegie Hall a New York. Molti gli artisti che accorreranno per ricordare l’intramontabile rockstar: tra i presenti ci saranno The Roots, Cyndi Lauper, the Mountain Goats, Heart’s Ann Wilson, Perry Farrell, Jakob Dylan.