green hill condanna corte d'appello

Dopo una lotta animalista durata anni, finalmente è arrivato il verdetto. La Corte D’Appello ha definitivamente confermato le condanne emesse in primo grado contro i vertici di Green Hill, azienda divenuta nota per gli orrori a scopo sperimentali che hanno portato alla morte un elevatissimo numero di cani. Finalmente i beagle confiscati all’azienda possono tornare ad essere ciò che sono per natura.

La sentenza della Corte d’Appello

La Corte D’Appello di Brescia ha confermato in questi giorni la condanna di primo grado nei confronti del veterinario del centro di Montichiari, Renzo Graziosi. Alla lista dei condannati si aggiungono i nomi di Ghislane Rondot, co-gestore della struttura e quello di Roberto Bravi, direttore dell’allevamento.

I primi due incriminati risultano essere stati condannati ad un 1 anno e 6 mesi, Bravi ad un solo anno. L’inchiesta ha visto un pm Ambrogio Cassiani determinatissimo nel voler farla a pagare ai “mostri dei cani”. Il pubblico ministero ha di fatto respinto ogni obiezione mossa dagli avvocati di Green Hill, ribadendo le condanne ai responsabili del vergognoso accaduto, rei di maltrattamento ed uccisione di animali. La sospensione dall’attività è stata confermata per 2 anni, ma la più grande vittoria si è realizzata nella confisca dei cani.

Seviziati, privati d’ogni diritto che spetta ad ogni essere vivente, la vera rivincita è loro, dei fidati amici a quattro zampe.

Più di 3000 beagle salvati

Con questa sentenza storica, senza precedenti per numero di animali tratti in salvo e per la portata innovativa sul piano giuridico, è stato smantellato, dunque, l’inaccettabile teorema del cane come mero prodotto da laboratorio“. Queste sono le parole che si leggono in un comunicato della Lav, costituitasi parte civile al processo. Dopo l’inferno, finalmente il sole. Le creature liberate non avevano di fatto mai potuto camminare sull’erba, essere coccolate e passeggiare al sole prima d’ora.

Come ha voluto specificare il pm Cassiani: “Maltrattamento è privare i cani dei pattern comportamentali, l’etologia dei cani non veniva rispettata, ad esempio non venivano fatti sgambare“. Non sono mancate durante il processo le dimostrazione degli orrori che avvenivano all’interno della Green Hill. Molti beagle presenti nell’allevamento erano stati infatti soppressi senza un valido motivo, solo per la negligenza del personale non intenzionato a guarire i cani affetti da patologie curabili come la rogna, “Non c’era interesse a farlo” ribadisce il pm. Nonostante il numero delle vittime mietute dall’azienda sia circa il doppio, essere riusciti a strappare dalle mani della morte circa 3000 cani è stato un risultato entusiasmante.