olio_di_palma_salute_cancerogeno

Il rapporto dell’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) sull’olio di palma, pubblicato qualche mese fa, segnalava la presenza di alcuni elementi cancerogeni. Molte catene alimentari hanno quindi eliminato dai loro scaffali i prodotti considerati pericolosi, ma la bufera sull’olio di palma ancora non si è arginata.
Ad oggi non possiamo dimenticare come il problema non sia legato solo agli alimenti: dentifrici, cosmetici, detersivi e saponi sono gli insospettabili che vedono l’olio di palma tra i propri componenti.

Dove si trova l’olio di palma

Sappiamo che è contenuto in moltissime merendine, biscotti e gelati confezionati.

Si è diffuso molto velocemente subito dopo la scomparsa della margarina dai nostri piatti a causa della tossicità dei suoi grassi saturi.
Molte catene alimentari hanno eliminato i prodotti che vedevano tra gli ingredienti l’olio di palma: tra queste Carrefour, Esselunga e Coop. Sono anni che però mangiamo cibi che lo contengono: dovremmo quindi allarmarci? In realtà il rapporto dell’EFSA spiega come non ci siano prove certe che l’olio di palma causi il cancro. I dati per stabilirlo, infatti, non sono ancora sufficienti. Il problema deriverebbe in gran parte dalla sua raffinazione e non solo dal prodotto in sé: la composizione è praticamente la stessa del burro e farebbe male alla salute come un qualunque grasso saturo.

L’impatto ambientale

Un altro fattore importante è quello ambientale. L’olio di palma viene estratto da alcune piante tipiche dei territori della Malesia (il più grande esportatore) e dell’Indonesia. Qualche mese fa, Leonardo di Caprio, noto per la sua dedizione alla difesa dell’ambiente, aveva pubblicato alcune foto che testimoniavano la distruzione della flora e della fauna dell’Isola di Sumatra (Indonesia) dicendosi preoccupato per gli animali della zona che stavano perdendo il loro habitat.

Nella zona gli agricoltori incendiano la foresta per creare nuove zone coltivabili: questa pratica non solo è illegale, ma talmente dannosa che il fumo prodotto da questa devastazione è addirittura visibile da un satellite della NASA che si trova in orbita. Si è stimato che negli ultimi 12 anni gli ettari andati in fumo corrispondano a 60 chilometri quadrati.

La nutella

A finire nella bufera a causa dell’olio di palma c’era anche la Nutella. L’accusa mossa contro la nota azienda italiana era quella di contribuire alla deforestazione delle zone dove è coltivato, ma a venire in soccorso alla Ferrero c’erano Greenpeace e Wwf.

Queste hanno affermato che “Ferrero, il produttore della Nutella, è uno dei gruppi più all’avanguardia in termini di sostenibilità per quanto riguarda l’approvvigionamento di olio di palma”. Ferrero effettivamente non usa più olio di palma proveniente dalle zone che stanno subendo una forte deforestazione impegnandosi quindi attivamente nella difesa dell’ambiente.

Mentre aspettiamo nuovi dati, gli esperti ricordano che il fabbisogno giornaliero di grassi dovrebbe essere basso, ma ancora più basso dovrebbe essere quello di grassi saturi (appena il 10%). Troppi grassi saturi, infatti, aumentano i rischi di malattie cardiovascolari.