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Il dado è tratto: la Gran Bretagna ha votato per la Brexit, uno spauracchio che sembrava solo una vaga minaccia fino a poche ore fa, mentre adesso potrebbe essere l’anello debole che segnerà per sempre il futuro dell’integrazione europea.

La spaccatura generazione della Brexit

Con un voto fortemente polarizzato il Regno Unito ha rigettato la partecipazione all’Ue: secondo i dati di YouGov la fascia di età che va dai 18 ai 25 anni ha votato per rimanere in Europa (64%), mentre sono state proprio le fasce più vecchie della popolazione ha segnare l’addio con il 49% dei 50-60enni per l’OUT e ben il 58% degli over 65.

Un dato importante visto che sono proprio i più giovani che avrebbero voluto rimanere e approfittare dei vantaggi economici e sociali del Remain: la generazione Erasmus è rimasta fedele all’ideale in cui è cresciuta, ai vantaggi per la ricerca, per l’istruzione e per la libera circolazione all’interno dell’area Schengen. Questo punto di vista non riguarda solo i ragazzi inglesi, ma anche quelli europei in generale: moltissimi, specialmente italiani risiedono stabilmente nel Regno Unito dove lavorano o studiano e adesso saranno costretti a rivedere completamente la loro permanenza lì.

Gli italiani in Gran Bretagna pronti all’addio

Quello che comporterà il lungo addio con la Gran Bretagna avrà un impatto sulla vita di tantissimi: a Londra risiede la più grande comunità italiana all’estero che conta circa mezzo milione di persone. Dai professori e ricercatori che lavorano nelle università britanniche, ai tanti ragazzi che ci vivono stabilmente, per loro la permanenza non è del tutto scontata: adesso la trafila per poter risiedere nel Regno Unito diventerà molto più difficoltosa. Se prima non c’era bisogno di un visto per lavorare o studiare, adesso non sarà più possibile partire e costruirsi da lì la propria vita.

Con un visto turistico sarà possibile rimanere per tre mesi, se poi ci si vorrà fermare ulteriormente bisognerà avere un lavoro e richiedere un visto lavorativo; per coloro che già sono lì invece sarà possibile richiedere la cittadinanza britannica dopo cinque anni i cui si pagano le tasse, ma non tutti pensano che lo faranno. Molti hanno preso come un vero e proprio schiaffo in faccia il voto del referendum, un professore universitario ha dichiarato poco tempo fa che “Se non mi vogliono, non chiederò la cittadinanza britannica, me ne andrò in Olanda o da qualche altra parte, in un paese che si sente europeo”.

La fine del mito: Londra abbandonata?

Dopo la Brexit molti seguiranno il suo esempio, come la ragazza che fa la cameriera e che ha deciso di spostarsi in altri luoghi dove è comunque richiesto il visto: “Me ne andrò da questa isola piovosa e coronerò il mio sogno di vivere in Australia”. Un abbandono trasversale che potrebbe costare caro alla Gran Bretagna, le cui agevolazioni per gli studenti soprattutto, che avevano diritto ad un prestito che copriva del tutto il costo dell’istruzione (circa 9.000 sterline l’anno) senza obbligo di restituirlo a meno che non si era in grado, avevano portato le università ad essere tra le più ambite del mondo.

Un destino ben chiaro alla metropoli londinese che ha infatti votato in blocco per la permanenza, insieme a Scozia e Irlanda del Nord: la città più attrattiva del mondo per i giovani, linfa vitale per lo sviluppo culturale ed economico, che ha ben saputo sfruttare in questi anni i vantaggi di una popolazione dinamica e cosmopolita, potrebbe veder appannarsi il predominio nell’immaginario sociale che è stata sua prerogativa per tanto tempo e che ha contribuito a renderla una grande capitale europea.