Brexit, più di 3 milioni di inglesi firmano la petizione per indire un nuovo referendum

In poche ore più di 3 milioni di inglesi hanno firmato la petizione online per chiedere un secondo referendum per decidere sulla permanenza della Gran Bretagna nell'Unione Europea: nello specifico, si…

In poche ore più di 3 milioni di inglesi hanno firmato la petizione online per chiedere un secondo referendum per decidere sulla permanenza della Gran Bretagna nell’Unione Europea: nello specifico, si chiede a gran voce al governo di stabilire che “se i voti per il Remain o per il Leave sono inferiori al 60% e l’affluenza è inferiore al 72%, ci deve essere un altro referendum“.

I dati del referendum e le nuove petizioni

Giovedì 24 giugno, il 51,9% degli elettori ha votato per lasciare l’Unione, battendo chi invece si era esposto per rimanere, fermatosi al 48,1%: l’affluenza alle urne è stata del 72,2%. Sono stati proprio alcuni sostenitori del Remain a essersi attivati per raccogliere firme in una petizione per indire un nuovo referendum: “Noi sottoscritti chiediamo al governo di attuare una legge per cui se il campo del Remain o del Leave è inferiore al 60% sulla base di un’affluenza inferiore al 75%, ci dovrebbe essere un altro referendum“. Per legge, tutte le petizioni che vengono sottoscritte da oltre 100mila persone devono essere prese in considerazione per un dibattito in Parlamento e hanno una durata di 6 mesi. Sulla pagina web della petizione si può consultare una mappa per studiare la consistenza e la provenienza geografica delle adesioni alla richiesta di ripetizione del referendum contro la Brexit.


petizione brexitIl numero di firme raccolte per indire un nuovo referendum


Inoltre, ci sono oltre 100mila sostenitori di un’altra petizione che chiede l’indipendenza di Londra, affinché la capitale britannica possa restare nell’Unione Europea: anche in questo caso a proporre la raccolta firme sostenitori londinesi del partito del “Remain”. Come si legge in un testo, “Londra è una città internazionale e vogliamo restare nel cuore dell’Europa. Ma dobbiamo affrontare il fatto che il resto del Paese non è d’accordo. Così, invece di votare passivamente ma aggressivamente gli uni contro gli altri ad ogni elezione, rendiamo il divorzio ufficiale“. La petizione chiede al neo-eletto sindaco Sadiq Khan di proclamare l’indipendenza di Londra e aderire all’Ue appartenendo alla zona Schengen.

La raccolta firme però ha scarse possibilità di raggiungere l’obiettivo

Anche alcuni deputati hanno partecipato all’iniziativa. Come però sottolinea il Corriere della Sera, la petizione difficilmente raggiungerà il risultato sperato: è molto improbabile che un primo ministro dimissionario convochi un secondo referendum. In effetti, Cameron ha già detto: “Una volta e per sempre, non c’è via di ritorno“. Il verdetto sulla Brexit del 23 non è in discussione, nonostante l’insoddisfazione di milioni di inglesi: la loro rabbia comunque, dovrebbe portare il Parlamento almeno a discutere la questione. La seconda petizione riguardante Londra, invece, viene considerata dal Corriere solo “folklore“.

La leader scozzese Sturgeon, intanto, vuole bloccare la Brexit

Il Parlamento di Edimburgo, intanto, starebbe pensando di bloccare l’uscita dall’UE con un voto dell’assemblea: a dirlo è proprio Nicola Sturgeon, primo ministro scozzese. La donna, però, non ha precisato su quali basi legali questo potrebbe avvenire. Per ora ha confermato alla BBC che chiederà ai deputati – 69 del suo partito su 129 – di rifiutare di dare “il consenso legislativo perché il governo di Londra proceda con l’uscita dall’UE, ammettendo che però il governo potrebbe contestare la necessità di avere il consenso di Londra. “Se il Parlamento scozzese deve fare una valutazione su quello è giusto per la Scozia allora sul tavolo c’è l’opzione di dire, noi non votiamo per qualcosa che è contrario agli interessi della Scozia“.

Dopo una riunione di emergenza del Governo scozzese, la Sturgeon ha inoltre confermato l’avvio dell’iter legale per indire un nuovo referendum sull’indipendenza. Esemplare il fatto che in ogni circoscrizione elettorale scozzese si sia votato a favore di restare, con il “Remain” appoggiato da quasi due terzi della popolazione. Un secondo referendum sull’indipendenza è quindi  “un’opzione che è stata formalmente approvata dal Governo“, ha confermato oggi.  La premier scozzese si è detta intenzionata a creare un gruppo di esperti per la gestione dei rapporti futuri con la Ue. Edimburgo è quindi pronta ad avviare le trattative con Bruxelles per “proteggere il ruolo della Scozia nell’Unione Europea“.