famiglia musulmana nizza

Un famiglia tunisina ha aiutato 8 studenti del dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino a salvarsi durante il terribile attentato di Nizza. I ragazzi si trovavano in Francia da circa una settimana per la summer school organizzata dal proprio ateneo. Ben 75 studenti hanno aderito a questa iniziativa e quasi tutti si trovavano sulla Promenade des Anglais la sera del 14 luglio.

La testimonianza dei ragazzi italiani

Carlotta Benna, 21 anni, si trovava assieme a 10 compagni di corso in giro per le strade di Nizza. Avevano deciso “di cenare nelle vie interne e non sulla Promenade, per risparmiare tempo e andare quindi a seguire i fuochi”.

Sono arrivati sul posto quando i fuochi d’artificio erano già terminati, ma continuavano a sentire dei colpi.  La ragazza racconta all’Espresso: “Alcuni nostri amici erano più avanti, hanno vissuto tutta la scena. Il camion li ha sfiorati, un gruppo si è riparato dietro a una pensilina”. I ragazzi non riuscivano a capire cosa stesse succedendo, finchè un uomo ha mimato un mitra per segnalare la situazione di pericolo. Immediatamente il gruppo di amici ha iniziato a correre cercando di “non lasciare indietro nessuno”.
A un certo punto sono arrivati di fronte ad un palazzo con una grande vetrata e i ragazzi hanno iniziato a chiedere aiuto.

Hanno pregato le persone di aprire e aiutarli a salvarsi. “Erano italiani e sentire la nostra lingua madre è stato per noi un sollievo. Abbiamo chiesto riparo nel loro appartamento ma non hanno esitato a rifiutarci”.

Una famiglia musulmana ha aiutato il gruppo di studenti italiani

Fortunatamente è accorsa un’altra persona in loro aiuto: un ragazzo tunisino di 29 anni, Hamza Bayrem, ha deciso di aiutare gli studenti italiani. “Ho visto il terrore sulle loro facce. Quando ci ripenso mi fa male il cuore. Ho cercato di capire cosa mi stessero urlando ma loro parlavano solo in italiano.

Mi hanno chiesto se capivo l’arabo e quindi mi hanno presentato un loro amico di origini marocchine”. Si tratta di Yassine Ramli, studente di Giurisprudenza, che vive ad Asti. Hamza ha invitato i ragazzi a salire a casa sua, ma alcune ragazze del gruppo non si fidavano. “Temevano potesse essere una trappola, alla fine però si sono convinte”. Non potevano, infatti, restare nell’atrio di quel palazzo vetrato: chiunque avrebbe potuto vederli e sparare.

All’inizio gli studenti italiani erano diffidenti

Gli studenti italiani non nascondono di aver provato un po’ di diffidenza all’inizio e per questo motivo hanno deciso di “restare nel corridoio”.Hamza Bayrem e sua moglie incinta hanno cercato in tutto i modi di tranquillizzare i ragazzi che nel frattempo avevano ripreso i contatti con il resto del gruppo. La famiglia tunisina ha ben compreso il loro stato di paura e ha offerto agli studenti sedie, acqua , coperte e cioccolato.

La strage di Nizza non rappresenta l’Islam

Gli 11 studenti hanno deciso, in seguito, di ritornare a casa di Hamza Bayrem per ringraziare lui e la sua famiglia dell’aiuto. “Li abbiamo ringraziati e ci siamo scusati. Loro hanno dal primo momento compreso la nostra difficoltà e la nostra diffidenza”. La famiglia tunisina ha cercato di minimizzare, dicendo: “Non abbiamo fatto nulla di straordinario, quelle ragazze avevano rischiato la vita e dovevano essere protette. Lo avrebbe fatto chiunque”. Hamza è tunisino come Mohamed Lahouaiej Bouhlel, il terrorista che ha compiuto questo terribile attentato. E a tal proposito ha voluto dichiarare: “Non sapete quanto mi abbia ferito ciò che è successo. Io e mia moglie siamo musulmani praticanti e ciò che è avvenuto non può in nessun modo rappresentare l’islam. Giovedì sono morti tanti esseri umani, nostri fratelli. Abbiamo perso degli amici. Non c’entra la nazionalità o la religione, siamo tutti umani.”.
Le parole e il sostegno offerto dalla famiglia tunisina ai ragazzi italiani rappresentano il punto da cui partire. Perché come dichiarato da Papa Francesco, bisogna condannare “nella maniera più assoluta ogni manifestazione di follia omicida, di odio, di terrorismo, di attacco contro la pace” .