La pistola di Defilippi costituisce una prova fondamentale per il processo. L’arma è stata ritrovata, ed è quella con cui Gabriele e i suoi complici minacciavano la professoressa Gloria Rosboch, nei fatti prima la sua uccisione.

Ora la situazione per gli autori del delitto e delle truffe ai danni della professoressa di Castellamonte, si complica ulteriormente. La prova sarà infatti usata in tribunale, per dimostrare che l’arma è stata utilizzata ai fini di estorsione contro la vittima cinquantaduenne.

Il ritrovamento

La pistola è stata ritrovata ieri, martedì 19 luglio. Al terzo tentativo, la squadra di ricerca ha rinvenuto l’arma, grazie all’impiego dei metal-detector.

È  stata dissotterrata da un campo di Barbania, in provincia di Torino. L’arma era sepolta poco distante da dove fu ritrovato, in febbraio, il corpo della professoressa, scomparsa dal mese precedente.

Il luogo del ritrovamento è stato indicato da Roberto Obert, amante e complice di Gabriele. L’arma non risulta essere quella con cui è stata ammazzata Gloria Rosboch, La professoressa, infatti, fu strangolata con un filo di quelli usati per il bucato, il 13 gennaio. Ma quella pistola è stata utilizzata da Obert, Defilippi, e la madre di quest’ultimo, Caterina Abbatista, per estorcere migliaia di euro alla vittima.

Non l’arma del delitto, ma l’arma del ricatto, dunque.

Come proseguiranno le indagini

Gli inquirenti adesso non hanno che da eseguire le procedure di prassi. Naturalmente la rinvenuta pistola sarà una dei protagonisti del processo che vedrà De Filippi alla sbarra. Adesso però il reperto sarà sottoposto ad una serie di analisi.

Il Ris di Parma infatti esaminerà l’arma e stabilirà se quest’ultima è stata usata o meno in precedenza. Il fatto che la pistola in questione abbia esplosi dei colpi prima potrebbe essere determinante per le conseguenze di Defilippi.