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Fabio Savi, uno dei capi della banda della Uno Bianca, ha cominciato una settimana fa lo sciopero della fame. Una protesta, secondo il suo avvocato, nel tentativo di ottenere un pc per poter lavorare. In carcere da 22 anni e condannato all’ergastolo, vorrebbe scrivere un libro dopo averne già terminati quattro.

La richiesta

Fabio Savi è detenuto nel carcere di Uta a Cagliari. Da tempo ormai ha chiesto un pc per poter lavorare senza essere ascoltato. Il suo avvocato, Fortunata Copelli, spiega: “Ormai da maggio scorso ha chiesto un pc per poter scrivere libri, quindi senza collegamento internet, e di poter svolgere un lavoro per mantenersi“.

Quindi, lo sciopero. Lo “sciopero della fame è l’unica forma di protesta che può adottare nella speranza di farsi ascoltare, accettando le conseguenze che potrà avere sul suo stato di salute“.

Niente pc per Savi e il trasferimento

A dare il benestare alla richiesta di Savi – continua l’avvocato – è stato anche il direttore del carcere, Gianfranco Pala e l’assistente sociale, ma dal Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) non è arrivata nessuna risposta“. Poi introduce l’idea di un trasferimento. “Se il carcere deve avere una funzione di reinserimento. Savi dev’essere trasferito. Un detenuto con ‘fine pena mai’ deve poter comunque scontare la pena in modo dignitoso e secondo i principi costituzionali.

Savi chiede di poter lavorare: nella casa circondariale dove è recluso può esercitare solo l’ozio“. L’avvocato continua poi dicendosi arrabbiata. “Sembra che il ministero voglia avere nei suoi confronti un atteggiamento di dispetto“.

Non vuole il carcere a vita

In 10 anni che seguo Savi non ho mai fatto sentire la mia voce ma stavolta è diverso. Si parla di diritti riconosciuti dalla Costituzione. Ci siamo sentiti in questi giorni al telefono e gli ho promesso che avremmo ottenuto quello che chiede. Qualche mese fa, la Cassazione ha bocciato il ricorso con cui Savi chiedeva di commutare il carcere a vita in 30 anni di reclusione” conclude l’avvocato.

Nessuna pietà

Non provo nessuna pietà“. L’AdnKronos ha chiesto a Rosanna Zecchi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della banda, un parere sulla richiesta di Savi. “Non merita nulla e fanno bene a non concedergli nulla. Ha agito con una crudeltà talmente grande che per me non ha più diritti. Lui e gli altri assassini della Uno Bianca per me non sono neanche esseri umani“. E ha continuato: “Non ha avuto pietà per nessuno, ha ammazzato 24 persone, dunque che resti in carcere senza nessun privilegio. Non si è neanche mai pentito pubblicamente per l’orrore che ha causato“.