Anna Maria Franzoni


Il delitto di Cogne è stato uno dei casi che, probabilmente, ha maggiormente destato l'opinione pubblica, a causa della giovane vittima coinvolta. Infatti, il 30 gennaio 2002 il piccolo Samuele Lorenzi, che all'epoca aveva solo 3 anni, era stato ucciso presso la villa familiare di Montroz, una frazione di Cogne, un comune nella Valle d'Aosta.

Si parlò moltissimo di questo terribile omicidio, grazie anche le numerose interviste che Annamaria Franzoni, casalinga e mamma del piccolo Samuele, rilasciò subito dopo il ritrovamento del cadavere. Qualche anno dopo, però, esattamente il 20 maggio 2008, la Corte di Cassazione dichiarò proprio la Franzoni responsabile dell'uccisione del bambino. Per la donna venne stabilita una pena pari a 16 anni di reclusione.

Annamaria Franzoni, a casa assieme alla famiglia

Annamaria Franzoni, dopo aver scontato appena 6 anni di reclusione, dal 26 giugno 2014 ha ottenuto gli arresti domiciliari ed il permesso, quindi, di uscire dal carcere. Una delle limitazioni che le sono state imposte, però, è stata quella di non poter tornare in Valle d'Aosta, a causa del suo fragile equilibrio. Attualmente, infatti, vive, assieme al marito e ai due figli, a Ripoli Santa Cristina, una località che si trova sui colli bolognesi.

Augusto Balloni, il medico psichiatra che, attraverso la sua perizia le ha dato la possibilità di uscire dal carcere, ha dato una spiegazione plausibile circa gli avvenimenti che potrebbero aver spinto la donna a commettere l'omicidio: "Gli avvenimenti della vita di Annamaria Franzoni possono aver fatto emergere disarmonie di personalità e disturbi del tono dell'umore e dell'emotività che si estrinsecano in umore depresso, facilità al pianto con ansia, preoccupazione e irrequietezza, egocentrismo, tratti di narcisismo con idee dominanti. Soffre un disturbo dell'adattamento con segni depressivi, che si può curare a casa con la psicoterapia di sostegno".

Annamaria Franzoni, comunque, nell'arco di questi anni non ha mai ammesso di aver ucciso il piccolo Samuele, ma, piuttosto, non è capace di ricordare la terribile vicenda e sostiene che il responsabile sia ancora a piede libero.

Non c'è il pericolo di recidiva

Ciò che ha portato gli inquirenti a concederle gli arresti domiciliari è stato l'impegno che la casalinga ha mostrato durante i 6 anni trascorsi in carcere: "È avvenuta un'evoluzione della personalità della condannata, nel senso di una manifesta adesione ai valori della convivenza civile e di una attiva adesione al percorso rieducativo. Ci sono stati evidenti progressi nel corso del trattamento”, ha spiegato il giudice di sorveglianza. Inoltre, i medici ed i giudici coinvolti nel caso sostengono che non ci possa essere il pericolo che possa commettere nuovamente un simile delitto, poiché "il rischio di recidiva è minimo perché non ci sono più le condizioni di vita e lo stato di stress e solitudine in cui la Franzoni viveva quand'era a Cogne".

A queste motivazioni, si aggiunge anche il fatto che tutta la sua famiglia stesse soffrendo per la sua mancanza, per cui, Annamaria Franzoni, nel corso della detenzione, aveva ottenuto circa 1000 ore di permessi per poter stare con i figli e il marito. Gli assistenti sociali, all'interno di una relazione sul conto della donna, avevano scritto: "Cerca di partecipare attivamente alla vita famigliare con gli strumenti che le sono consentiti: ha realizzato lavori artigianali che il figlio ha portato a scuola e che sono esposti nell'edificio, ha organizzato la festa di compleanno dei due figli in carcere. È stata lei a rendersi conto che Gioele, il figlio più piccolo, stesse soffrendo per la sua assenza da casa, manifestando problemi a scuola e in famiglia".