Il prosciutto dop di Parma è un garanzia che rientra nelle eccellenze della produzione made in Italy. Eppure ciò che viene alla luce sugli allevamenti che riforniscono uno dei marchi più prestigiosi sul mercato getta indignazione sull’azienda.

Un vero e proprio video scandalo quello girato dagli animalisti. Maiali malati e maltrattati, ammassati nei porcili e in fin di vita, sono i protagonisti delle immagini incriminanti. In seguito alla denuncia sono partite le indagini di Essere Animali. 

Parma: una garanzia

Quando si parla del Prosciutto di Parma si dà per scontato l’alta qualità della gastronomia italiana. A certificarne il marchio dop le cosiddette “corone ducali”, stemma d’inconfondibile eccellenza, che determina il prestigio di ogni singolo pezzo. Un po’ come le stelle, quante più corone ci sono marchiate, tanto più alta è la qualità.

Si tratta di un nome che ha una certa risonanza anche sul mercato estero. Ciò comporta una produzione intensiva. Nel 2015 sono stati prodotti circa 8 milioni di prosciutti. Tuttavia per essere in grado di esibire un marchio garantito, con certificazione d’origine, bisogna rispondere ad un disciplinare stabilito dai regolamenti UE. Tra le norme prescritte, una esige che le strutture e le attrezzature dell’allevamento debbano garantire agli animali condizioni di benessere.

La denuncia

Dopo sei mesi di investigazione svolte in uno dei più grandi allevamenti che seleziona e fornisce le carni per il prosciutto di Parma, l’associazione ha deciso di rendere pubblica la denuncia. Così, in esclusiva sul Corriere, sono state pubblicate le immagini che “mostrano come anche dietro ad un marchio considerato un’eccellenza del made in Italy possa nascondersi una realtà di sofferenza per gli animali” riferisce un portavoce di Essere Animali.

Nel video si vede anzitutto che i maiali malati e denutriti sono stati spostati in altri recinti, per separarli da quelli sani. Qui, le bestie di “second’ordine” vengono ammassate e abbandonate a loro stesse. Alcuni si trascinano smunti e stanchi, perché non hanno la forza di muoversi. Altri in preda alla fame azzannano e cercano di mangiare i loro “vicini”. Intrappolati in questi spazi invivibili, dove vengono trascinati con violenza, spesso vengono lasciati agonizzanti fino alla morte. 

Tra le tante colpe degli allevatori spietati, anche l’utilizzo di mangiatoie illegali. Si tratta di mangiatoie dal difficile accesso, che non permettono a tutti i maiali ospiti di alimentarsi adeguatamente e contemporaneamente, altra causa scatenante il fenomeno del cannibalismo.  Ma a spingere i maiali a divorare i propri simili è anche lo spazio ristretto e circoscritto in cui si vedono obbligati. La costrizione, infatti, accresce il senso di frustrazione, che induce i più aggressivi a sfogarsi sugli esemplari più deboli.

Le immagini shock

Attenzione, le immagini che seguono potrebbero urtare la vostra sensibilità: