PULCINI ALLEVAMENTO POLLI ITALIA

Emerge un quadro di sconcertante violenza dalle numerose inchieste portate avanti nell’ultimo periodo negli allevamenti animali italiani e non. Dopo aver fatto luce sulle tremende condizioni in cui erano a costretti a vivere i maiali negli stabilimenti di produzione del Prosciutto di Parma, l’attenzione si concentra sugli allevamenti di polli e uova in Italia. Anche in questo settore, le indagini fanno venire a galla una situazione aberrante.

La situazione

Stando a FAOSTAT, il dipartimento statistico della FAO, in Italia sarebbero allevati circa 500 milioni di polli ogni anno: l’80% di questi animali vive e cresce in allevamenti intensivi.

Viste le esigenze di produzione, i polli vengono letteralmente gonfiati con il cibo: la loro insostenibile crescita alle volte spezza loro le zampe, provoca malformazioni, indicibili sofferenze. Per creare un paragone, è come se un bimbo di 2 mesi pesasse 300 chili. Per favorire questo tipo di innaturale crescita, si tende a prediligere la scelta della razza Broiler, che più di tutte riesce ad aumentare di peso rapidamente.

Molto spesso, gli animali sono costretti a vivere in gabbie asfissianti, senza spazio di movimento e in condizioni pessime, con la possibilità neanche così remota di epidemie: ciò porta i polli e le galline addirittura all’autolesionismo e al cannibalismo, motivo per il quale viene loro tagliata la punta del becco per evitare che si feriscano.

Una direttiva del 2012 del Consiglio dell”Unione Europea ha però vietato le gabbie di batteria: nonostante ciò in Italia, stando a un’indagine di Animal Equality, questo tipo di misura esiste e viene ancora largamente praticata.

Come funziona un allevamento di polli

La terribile macchina dell’orrore parte con la nascita dei pulcini: le uova vengono infilate in enormi incubatoi dove sono covate artificialmente.

Alcuni dei piccoli, però, non ce la fanno a spaccare il guscio e muoiono ancora prima di veder la luce. Per chi invece riesce nell’impresa, il primo giorno di vita trascorre all’interno dell’incubatoio lontano dalle madri, con le sofferenze che sono solo all’inizio: i pulcini vengono trattati con noncuranza e violenza per essere vaccinati, messi su enormi rulli che li separano dai gusci e permettono di eliminare gli esemplari più deboli e malformati. Cosa ne è di loro? Vengono gettati in un sacco nero e soffocati o, peggio ancora, schiacciati da una mazza, gettati in un cestino, decapitati a mani nude da impassibili addetti ai lavori.

Un video di Essere Animali mostra l’orrendo iter di selezione e scarto dei piccoli pulcini. Per quanto riguarda le galline da uova, poi, la realtà si fa ancora più crudele: poiché gli esemplari maschi non sono nemmeno adeguati all’allevamento per sfruttarne la carne, essi vengono separati dalle femmine e gettati in un tritacarne, ancora vivi.

Trascorsi i 40 giorni di vita dei piccoli animali, cresciuti a dismisura, arriva la tremenda fine: in mattatoio vengono segregati in scatole di un metro e mezzo quadro, in attesa di essere macellati. Ad uno ad uno, ecco che gli esemplari vengono appesi per le zampe alla macchina che sulla quale vedranno la loro fine, sgozzati, spennati e venduti. E la catena continua inarrestabile.

I rischi per la salute

Un tipo di allevamento di questo tipo comporta, chiaramente, rischi per la salute degli stessi animali: alto è infatti il rischio di epidemie negli stabilimenti, con i polli che, ormai saturi di antibiotici e farmaci, ne stanno a questo punto diventando immuni. Un’immunità che si sta trasmettendo anche agli umani che consumano la loro carne, come stabilito dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e dal centro Europeo per il controllo delle malattie (ECDC). L’antibiotico-resistenza sarebbe la causa di addirittura 7mila decessi ogni anno in Italia.

Anche il Ministero della Salute è arrivato a tali preoccupanti conclusioni, con un’analisi durata un anno sulla produzione italiana: il 12,69% dei 709 campioni di intestino cieco prelevato dai polli è risultato infatti positivo alla salmonella, mentre il 40,34% al campylobacter jejuni – batterio che provoca gastroenterite – il 34,98 % al campylobacter coli – base di malattie diarroiche acute.  Addirittura il 95,40 % presentava concentrazioni fuori norma dell’escherichia coli: batterio pericolosissimo per l’uomo, che può causa vomito, diarrea, crampi e tra i più piccoli e i più anziani anche la morte, con forme gravi di insufficienza renale. Si è scoperto infatti che quest’ultimo batterio è ormai resistente agli ultimi antibiotici sviluppati per far fronte alla crescente problematica salutare tra gli animali da allevamento.

Cosa si sta muovendo

Per tutelare gli animali, però, la giustizia alle volte è riuscita a punire chi ha sempre posto il profitto prima della salute dei poveri pulcini e polli. Il tribunale di Lanciano ha infatti condannato il gestore di un’azienda a due mesi di reclusione per la morte di 101.700 pulcini nel 2010. Nonostante lo sciopero degli addetti ai lavori, l’uomo infatti aveva deciso di lasciare comunque in funzione l’impianto di incubazione, provocando la fuoriuscita di tutti i pulcini, morti soffocati: la Lega antivivisezione italiana ha subito denunciato l’uomo e, alla fine, ha ottenuto giustizia per quel sacrificio inutile. Un piccolo gesto contro l’indicibile violenza su questi animali, ma la strada da fare appare ancora molto lunga.