WASHINGTON- È la più grande protesta a memoria d’uomo negli Stati Uniti. La Women’s March ha mobilitato tra le strade della capitale quasi 3 milioni di persone. Manifestano per i diritti delle donne, ma anche quelli sanitari, gender e tanti altri minacciati dal nuovo governo USA.

Marciano contro Trump nel primo giorno di amministrazione, contro un “presidente che non ci rappresenta” dicono. Presto però il movimento ha coinvolto altri punti del mondo. A Londra, in Canada, in Argentina si è marciato, dando alla protesta un valore storico straordinario. Una mobilitazione simile non si vedeva da tempo.

Per strada, tra i manifestanti, è facile scorgere volti dello star system, pronti a dichiarare il loro disappunto.

 Madonna, Scarlett Johansson, Cher, Maggy e Jacke Gyllenhaal sono solo alcuni dei nomi noti che hanno marciato tra i cittadini.

Una mobilitazione senza precedenti

L’iniziativa è nata su Facebook, il veicolo più virale di quest’epoca digitale. L’idea di una marcia delle donne si è presto diffusa e in poco tempo ha coinvolto chiunque. Non solo donne, ma anche uomini “alleati”, intere famiglie, tutte le generazioni, da tutte le parti d’America. Milioni le aderenze, oltre ogni aspettativa. Centinaia di migliaia di persone pronte a scendere in strada e marciare per un messaggio che diventa sempre più forte, tanto da risuonare in tutto il mondo.

C’è chi ha raggiunto Washington da molto lontano, chi ha viaggiato per poter essere lì.

Presto l’iniziativa si è guadagnata l’appoggio e l’approvazione di Amnesty International e di Parenthood. E così un fiume in piena è straripato tra le strade della capitale, deciso ad inondare la Casa Bianca, nel primo giorno del governo Trump. Tutti al grido di “La diversità fa grande l’America“, la massa umana ha assunto connotati inarrestabili.

L’effetto onda d’urto

L’attivismo delle donne d’America, che si sono fatte portavoce non solo dei diritti della loro categoria, ma di tutti quelli che si sono sentiti offesi dalla campagna del Tycoon, hanno creato una sorta di anello.

Come una fratellanza, dalle proporzioni planetarie senza precedenti, il movimento si è propagato ovunque nel mondo. Assoldando, di paese in paese, tutti coloro che si indignano di fronte quella che definiscono la politica di Trump e le visioni del suo elettorato, che accusano di misoginia, razzismo e xenofobia, la marcia è esplosa fragorosa in diversi angoli del globo.

Il Regno Unito si è lasciato coinvolgere completamente. A Londra, migliaia di cittadini sono scesi in strada per marciare su Trafalgar Square. Presto il movimento si è diffuso a Cardiff, Edimburdo, Belfast e Manchester. Ma anche in Italia, in tre città, Milano, Roma e Firenze, la Women’s March ha trovato un enorme supporto.

La manifestazione ha avuto un impatto straordinario, anche grazie alla presenza di moltissimi star dello spettacolo, unitesi al coro. Svestite dall’aurea inarrivabile dei vip, in quel momento si sono schierati in strada, come comuni cittadini. Tra loro, in Gran Bretagna, Helen Mirren, Emma Watson, Ian McKellen.