alberto savi banda della uno bianca

È il più piccolo dei fratelli della banda della Uno Bianca, Alberto Savi, in carcere da 23 anni. Dopo questa lunga detenzione, l’uomo è uscito con un permesso premio di 12 ore, in una comunità protetta. A prendere la decisione il giudice di sorveglianza, che ha scatenato le reazioni dei familiari delle vittime delle azioni criminali della banda.

Alberto Savi libero per 12 ore

Un permesso di 12 ore, dalle 8 alle 20, in una comunità protetta: è quanto concesso ad Alberto Savi, 52 anni. Condannato all’ergastolo per le azioni compiute come componente della banda, che tra gli anni ’80 e ’90 terrorizzò l’Emilia Romagna, adesso ha potuto avere mezza giornata di libertà.

L’uomo è in carcere a Padova da 23 anni, dove sembra che abbia intrapreso la via del pentimento. Proprio questo ha influito sulla decisione del giudice.

Savi ha lavorato presso il call center dell’istituto penale per conto del Cup dell’ULSS 16 di Padova. Sembra inoltre che abbia pesato la lettera inviata lo scorso settembre a mons. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, al quale aveva palesato la sua volontà di redimersi.

I familiari delle vittime insorgono

Non hanno preso bene la decisione del giudice le associazioni che rappresentano i familiari delle vittime. Anche la Procura aveva espresso parere contrario, presentando un ricorso contro la scelta di concedergli il permesso premio. Il pm che indagò e condusse l’impianto accusatorio durante il processo, Valter Giovannini, ha commentato: “La domanda è: esistono reati talmente gravi da essere esclusi da qualsiasi beneficio? Se la risposta fosse affermativa, allora l’unica strada è quella di rivedere la normativa vigente“.

Mi auguro che il giudice di sorveglianza abbia figli e capisca cosa hanno fatto queste persone alle famiglie che avevano dei figli: glieli hanno tolti, il mio aveva 22 anni e mi rimane solo una tomba e non ho più lacrime da piangere“, è la reazione della madre di Otello Stefanini, Anna Maria Stefanini.

Suo figlio era uno dei Carabinieri uccisi nel 1991 durante la strage del Pilastro, in cui persero la vita anche Andrea Moneta e Mauro Mitilini.