loredana bertè intervista

Ospite a Domenica Live è l’iconica Loredana Bertè. Si comincia subito con una clip dei più grandi successi della cantante, ed il pubblico risponde con una sonora standing ovation. Loredana ricorda poi gli anni trascorsi con l’indimenticata sorella Mia Martini e l’amico di una vita, Renato Zero: “Un’amicizia durata quasi 50 anni, punto. Un’amicizia, o una buona imitazione“. Adesso, infatti, Loredana non è più in buoni rapporti con Renato Zero ma sulla questione rifiuta di sbilanciarsi.

La grande ammirazione per Romina Power

Loredana ricorda poi gli esordi al Piper, dove fu scoperta da Gianni Boncompagni. Ci lavorava con l’amico Renato Zero ed insieme ammiravano la giovanissima Romina Power: “Era il nostro mito, arrivava con la vespina 50 e aveva il parcheggio privato avanti al Piper.

Quindi io e Renato volevamo farcela amica a 15 anni“. Ma non dimentica le porte in faccia ricevute: “I discografici quando arrivavamo noi tre, con Renato e Mimì, fingevano di non esserci, non si facevano trovare. Ed ancora oggi ci sono persone che non mi guardano in faccia“. E poi un clamoroso episodio con Madonna:Lei era impegnata per un servizio fotografico, io avevo su un giubbotto che mi ero comprata da Moschino, un mio grande amico, lei mi disse ‘levati il giubbotto’ dissi di non ma alla fine volle fare con quel giubbotto tutta la campagna“.

Loredana racconta di essere stata stuprata

Una gioventù difficile senza una famiglia: “Non l’ho mai avuta, per questo non mi manca. Ho lavorato con Renato per pagare le bollette, abbiamo fatto i parcheggiatori, i manichini… Ma non pensavamo di diventare famosi“. Poi un ricordo drammatico: “Io sono stata violentata a 17 anni. Eravamo in un locale da un mese e tra tutte le mie amiche ero l’unica vergine. C’era un signore molto insistente, tutte le sere mi mandava fasci di rose immensi nel mio camerino.

Le mie amiche dicevano che era quello giusto, così ho ceduto ed una sera ci sono uscita. Viaggiava in Ferrari, ma mi portò in un bilocale e chiuse la porta a chiave. Volevo scappare ma lui mi saltò addosso, mi diede calci, pugni mi riempì di sangue e mi violentò. Sono riuscita ad uscire non so come. Mi ha raccolto un tassista in strada piena di sangue. Per 4 anni non ho voluto più vedere un uomo“.

Il senso di colpa per la morte di Mimì

La sua è stata un’infanzia drammatica, tra una madre assente e un padre violento:Mia madre volevo vederla sepolta, da noi voleva solo i soldi. Mio padre picchiava tutti tranne me che ero troppo piccola. Mi picchiò il giorno del funerale di Mimì, perché gli dissi ‘figlio di put***a cosa lei hai fatto?’, era piena di lividi nella bara“. Il ricordo di Mimì d’altronde la commuove sempre: “Mi sento un po’ in colpa, perché penso che se avessi fatto qualche viaggio in meno, se le fossi stata più vicino forse lei non sarebbe morta. Poi c’è un’altra cosa, lei insistette tanto per darmi il suo telefonino e io dissi ‘no, non lo voglio’. Se lo avessi preso, lei quella sera non sarebbe morta. Non mi perdonerò mai, non è vero che il tempo cancella. Non cancella niente“. “Di lei mi resta soltanto una foto – ha proseguito – il resto è stato pignorato da non so chi, vandali, sciacalli“.