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La vita delle principesse è qualcosa che affascina da sempre. Ma non è tutto roseo come qualcuno vuole farci pensare. E a raccontarlo è Lady D in persona, che vent’anni fa registrò delle audio cassette, rimaste finora nascoste. Ora quelle registrazioni diventeranno un libroDiana: la sua vera storia“, scritto da Andrew Morton, l’uomo a cui la donna affidò le cassette. In queste, la principessa “triste” si racconta senza veli, senza segreti, descrivendo il baratro che l’ha inghiottita portandola alla solitudine, alla disperazione, alla bulimia e al tentativo di suicidio.

Lady D incontra Charles: un brutto primo incontro

Novembre 1977, Diana è nella sua casa di Althorp quando per la prima volta vede Charles. Il motivo della visita non è Lady D, bensì sua sorella Sarah, 22enne, che all’epoca usciva con il principe. Il primo impatto con il 29enne non è dei migliori: “Dio, che uomo triste“. Poi, l’inaspettato invito al suo 30esimo compleanno: “Fino a quel momento lo avevo visto per circa due anni insieme a Sarah. Quando è arrivato l’invito mia sorella mi chiese il motivo, e io le risposi di non saperlo“.

Da quel momento: inizia la salita. Gli incontri a casa di amici, le chiaccherate e i giorni a Balmoral, località in cui soggiornava anche Charles. Ma i ricordi non sono dei migliori e Diana percepiva già allora qualcosa di sbagliato: “Mr e Mrs Parker Bowles – i genitori di Camilla ndr – erano presenti ad ogni mia visita“. Nelle conversazioni tra i due saltava spesso fuori la Cornovaglia e un giorno Carlo ha detto a Diana di volere una casa proprio lì: “Non sapevo ancora fosse a sole 11 miglia da quella di Camilla.

Ha scelto casa e io sono andata dopo che l’aveva acquistata“.

“Qualsiasi cosa significhi amore”: il fidanzamento

Il 3 febbraio del 1981, un principe Charles 32enne chiede a Diana di sposarlo: “Ho riso, e ho pensato fosse uno scherzo. Poi dissi: ‘Sì, va bene’. Lui mi chiese: ‘Ti rendi conto che un giorno sarai regina?’. Una voce dentro di me sapeva che non lo sarei mai diventata, ma avrei avuto un ruolo duro da mantenere“. La principessa continua a raccontare quello che è accaduto dopo: “Io allora risposi: ‘Io ti amo, ti amo tanto’.

E lui disse: ‘Qualsiasi cosa significhi amore’. E andò al telefono per dirlo a sua madre“. Diana era giovane e nella sua ingenuità pensava fosse davvero innamorata di lei.

Le cose però hanno subito preso una brutta piega. Il viaggio disastroso in Australia in cui per giorni e giorni cercò di contattare il suo futuro marito, senza riuscirci. “Tornata bussano alla mia porta e mi viene consegnato un mazzo di fiori. Sapevo che non veniva da Charles, non c’era nemmeno un biglietto. Era stato qualcuno di molto competente dal suo ufficio“.

Il rapporto con la stampa non ha aiutato. Assediata giorno e notte dai giornalisti, costretta a scappare da una finestra per vedersi con il suo fidanzato, che invece pensava ad un’altra donna. Successivamente all’ufficializzazione del fidanzamento, il trasferimento a Buckingham Palace non fu d’aiuto. La principessa Diana si ritrovò così da sola, senza nessuno in una casa non sua. A peggiorare tutto la presenza di Camilla.

Camilla, quella presenza costante ma invisibile

C’era una lettera sul mio letto da parte di lei. Mi chiedeva di pranzare un giorno con lei. Ho pensato: ‘wow!’. Così ho organizzato il pranzo“. La conversazione tra le due però non era quella sperata: “Mi chiese se sarei andata a caccia a cavallo quando saremmo andati a vivere a Highrove e io risposi di no.

Pensavo fosse solo interessata, ero ancora troppo immatura per capire tutti i messaggi che arrivavano“.

Pian piano però la situazione appariva sempre più chiara a Diana: Charles e Camilla avevano un relazione. Lui mandava fiori all’altra quando stava male e le regalava costosi braccialetti. Come se non bastasse, è arrivata la bulimia: “È iniziata la settimana dopo che ci siamo fidanzati. Mise la mano sul mio girovita e mi disse: ‘Oh, un po’ di ciccia qui, no?

‘”. In più, ad aggravare la situazione c’era sempre la presenza di Camilla, e Diana non voleva essere da meno: “La prima volta che mi è stata misurata la vita per l’abito da sposa era 74 cm. Il giorno dopo che mi sono sposata era 58“.

“Volevo tornare indietro, nel mio posto sicuro”, il tentativo di suicidio

La disperazione iniziava ad avere la meglio: “Era lunedì, il mercoledì ci saremmo sposati. Lui era andato da lei. Pranzai con le mie sorelle e dissi loro che non potevo sposarlo. Loro mi risposero: ‘Il tuo viso è stampato sulle tovagliette da tè, è troppo tardi per tirarti fuori“.

Nessuno scampo per la giovane Diana, che senza rendersene conto ha piano piano sgretolato la sua vita per stare dietro all’etichetta e agli intrighi di un mondo che non le appartenevano. “Mi mancavano le mie ragazze. Volevo tornare lì, sedermi e ridere, scambiarci i vestiti. Volevo semplicemente tornare nel mio posto sicuro“. La principessa Diana poco dopo il suo matrimonio ha tentato di uccidersi tagliandosi i polsi. “Ero così depressa e ho tentato di tagliarmi i polsi con la lama di un rasoio“.