Emanuela Loi, morta a 24 anni mentre proteggeva Borsellino

Il 19 luglio si ricorda la strage di via D’Amelio in cui morì il magistrato Paolo Borsellino insieme alla sua scorta. Quel giorno fuori dalla macchina a Palermo c’era anche Emanuela Loi morta a 24 anni, la prima poliziotta a morire in servizio nel nostro Paese.

La strage di Via D’Amelio

Quel pomeriggio del 19 luglio Emanuela Loi era con Paolo Borsellino sotto casa della madre, in via D’Amelio, e un’esplosione in un attimo ha portato via lei, da poco assegnata alla scorta e Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina insieme al magistrato Paolo Borsellino.

Un solo uomo della scorta è sopravvissuto quel giorno: Antonino Vullo che stava parcheggiando una delle auto di scorta quando il tritolo portò via i suoi compagni. Anni dopo racconterà: “Il giudice è sceso dalla macchina e si è acceso una sigaretta. I ragazzi si sono messi a ventaglio intorno a lui per proteggerlo, come sempre. Sono entrati nel portone, poi… sono uscito dall’auto distrutta. Ho camminato e camminato. Ero disperato, vagavo. Gridavo. Ho sentito qualcosa sotto la scarpa. Mi sono chinato.

Era un pezzo di piede. Mi sono svegliato in ospedale. Ogni volta, quando cade l’anniversario, sto malissimo“.

In suo onore una medaglia che recita: “Consapevole dei gravi rischi cui si esponeva, assolveva il proprio compito con grande coraggio e assoluta dedizione al dovere. Barbaramente trucidata in un proditorio agguato di stampo mafioso, sacrificava la vita a difesa dello Stato e delle Istituzioni”.

Un lavoro come una missione

Emanuela Loi prova il concorso in polizia quando ha solo 19 anni, dopo due anni è già una poliziotta ben preparata che nel 1990 viene trasferita a Palermo.

Nel 2015 l’ispettore capo di Palermo, Claudia Cogoni, che aveva lavorato con lei, racconta: “Emanuela era solare, eravamo giovani, io avevo 23 anni, lei 24. Amava la vita, e il suo obiettivo era quello di rientrare in Sardegna, non certo in quel modo“.

La lotta alla mafia è nel pieno della sua attività, il 23 maggio del 1992, il giudice Giovanni Falcone muore insieme alla moglie e alla scorta. Poco dopo Emanuela viene assegnata alla scorta di Borsellino.

La sorella di Emanuela, anni dopo la strage, dichiarava: “La morte di Emanuela e la mafia hanno distrutto la mia famiglia“, e sui suoi genitori diceva: “Sono morti perché non hanno resistito al grande dolore“.