Stupro di Rimini: 15 sospettati mentre ci sono gli identikit

Da quella notte del 25 agosto in cui due persone sono state aggredite su una spiaggia di Rimini, le indagini non si sono mai fermate. 4 responsabili immortalati da alcune telecamere e dalla memoria di due testimoni. Mentre il cerchio si stringe intorno a 15 sospettati, ancora nessuno accusato, mentre sembrerebbe che il 12 agosto un’altra coppia sia stata molestata.

I nuovi testimoni

Verso le 4, dopo l’aggressione e lo stupro, due persone avrebbero incrociato i 4 responsabili dello stupro. Questi non sarebbero degli sprovveduti e secondo le ipotesi degli investigatori questo vivrebbero nella Riviera ed avrebbero anche fatto uso di sostanze stupefacenti.

I Carabinieri di Rimini hanno anche reso noto che lo scorso 12 agosto, proprio nella stessa zona dell’ultima aggressione e dello stupro, una coppia di Varese era stata rapinata e molestata. La Questura in questo momento sta controllando che i responsabili non siano gli stessi. Le vittime hanno fornito un identikit che insieme alle immagini della videosorveglianza e ai testimoni sta aiutando le forze dell’ordine nelle indagini.

Le condizioni dei due giovani

Il ragazzo e la ragazza aggrediti a Rimini sono ancora in ospedale. Il giovane ha recentemente subito un’operazione al naso e ora la famiglia è arrivata dalla Polonia per stare vicino ai due.

Non vogliamo che in Polonia si sappia cosa ci è successo, vogliamo solo metterci alle spalle questo incubo“, i genitori hanno ringraziato i medici, ma vogliono anche tutelare la vita dei due giovani tenendone celata l’identità. Torneranno in Italia comunque per continuare  ad essere seguiti dai medici che fino ad oggi gli sono stati vicino.

Non vogliono essere riconosciuti

La vicesindaco Gloria Lisi ha fatto visita ai due in ospedale: “È stato un incontro choccante e commovente con loro. Al mattino avevo incontrato prima i rappresentanti di Diocesi, sindacati e varie associazioni riminesi, che si sono impegnate a fare una raccolta fondi e avevano proposto altre iniziative, tra cui una manifestazione di solidarietà in spiaggia per i ragazzi.

Ma i due giovani ci chiedono espressamente di non fare alcun evento pubblico. Non vogliono essere riconosciuti“. Quanto accaduto ai due amici è stato duramente commentato via Twitter dal vice ministro polacco, Patryk Jak: “Per le bestie di Rimini dovrebbe esserci la pena di morte anche se per questo caso vorrei ripristinare la tortura“.