Biglietti aerei: se compri da tablet o dal centro città costano di più

I biglietti aerei possono subire notevoli variazioni nel prezzo in base a fattori di ordine materiale come il tipo di dispositivo da cui si acquistano o la posiione da cui si effettua la prenotazione: ne abbiamo analizzato il metodo

L’ultimo numero della rivista Harvard Buisness Review, in un articolo curato da Rafi Mohammed, evidenzia come il prezzo dei biglietti di aereo acquistati online dipenda da un algoritmo che tiene conto della posizione fisica del compratore, del dispositivo da cui si connette e di tanti altri fattori di ordine sociale. In base a questo, insomma, il valore dello stesso biglietto può oscillare di molto, anche fino al 10%: se ad esempio, connessi da smartphone, si individua un biglietto di 370 euro mentre ci si trova in periferia, tornati a casa, dalla scrivania di un computer in pieno centro lo stesso biglietto potrebbe valere oltre 450 euro.

Illusioni

Sono diminuiti i posti ed il prezzo è salito” si potrebbe pensare a primo acchito. La verità è che l'”airline revenue managment“, e cioè i meccanismi di compravendita e bookmaking dei biglietti aerei, è un settore che per essere compreso a pieno necessita di un grosso bagaglio tecnico in materia di economia, informatica, matematica e social media. “L’algoritmo che c’è dietro l’aumento di prezzo ha fatto un’analisi più sofisticata” si legge sul già citato articolo, “notando che il viaggiatore, una volta davanti alla scrivania, si trova in un’area dove il reddito medio è elevato e gli orari sono quelli di ufficio, quindi magari la trasferta è per motivi professionali e a pagare sarebbe l’azienda“.

Big data

Entrano quindi in gioco i big data: enorme afflusso di informazioni digitali raccolti dai nostri dispositivi digitali che mettono al servizio della rete dati concreti e li sovrappongono tra loro. “È una versione moderna del rivenditore d’auto” ribatte Mohammed, famoso consulente sulle strategie di prezzo. A lavorare in questo modo non sono soltanto gli algoritmi dietro le compagnie aeree ma anche quelli che presiedono i motori di ricerca di voli, dal cui sfruttamento traggono importanti profitti.

Come si giustificano le società

 

Mohammed in prima persona è stato vittima di questo fenomeno. “Quando ho usato l’app di Orbitz“, rivela, “per un pacchetto vacanza nella Grande Mela mi dava un prezzo, ma quando ho deciso di acquistarlo, da un computer, la cifra era più alta del 6,5%“. Interrogata al riguardo, la società che emette il servizio si è giustificata aggrappandosi alla tradizionale fluttuazione delle leggi di domanda e risposta. Mohammed però non si è accontentato: “A parità di servizio a certi utenti vengono mostrati prezzi diversi dagli altri“. I big data consentono alle compagnie di massimizzare il profitto entro una medesima classe di volo: “In una Economy ci sono quindici diverse fasce di prezzo“, tanto che uno stesso sedile di un volo Milano-New York può variare da 300 a 900 euro.

Quali fattori influenzano l’algoritmo

Uno dei dati preminenti è la geolocalizzazione: la prima cernita che l’algoritmo compie è proprio connessa alla posizione dell’utente, che incrocia la sua ubicazione – centro città, periferia, campagna – con le fasce di reddito stimate per quella zona. Fa brodo, come già specificato, anche il tipo di dispositivo da cui si effettua la ricerca: a parità di luogo tablet e smartphone indicano un prezzo superiore rispetto al computer. E anche il sistema operativo influisce sul valore finale del biglietto, per cui l’algoritmo associa l’iOS di Apple ad un ceto sociale medio-alto a dispetto di Android, più comune e popolare. Anche il giorno della settimana e l’ora in cui si effettua la prenotazione possono essere responsabili dell’oscillazione di prezzo: in genere il sistema tende ad aumentare le trariffe nei primi giorni della settimana immaginando che in quell’occasione si programmino maggiormente viaggi aziendali e di lavoro. “Bisogna chiedersi a questo punto se questa personalizzazione dei prezzi sia etica”, l’appello finale di Rafi Mohamed, “anche perchè può produrre, senza volerlo, risultati ingiusti“.