I videogiochi sono uno sport olimpico, a dirlo è proprio il Cio

Il CIO ha finalmente preso la sua decisione: i videogiochi sono delle vere e proprio discipline sportive, in cui ci si allena intensamente e duramente al pari degli atleti olimpici

Bambini, ragazzi e adulti utilizzatori di videogiochi è arrivata una grande notizia: il Cio ha deciso di considerare gli esports come vera e propria attività fisica. Così, con un’apertura storia, il Comitato Internazionale Olimpico ha stabilito che i videogiochi saranno valutati ufficialmente come discipline sportive agonistiche.

I videogiochi sono uno sport

Ormai è nata la scusa perfetta per tutti i videogiocatori: gioco ai videogiochi perché sono un vero e proprio sport. A stabilirlo è stato il Cio durante il Summit tenuto a Losanna: “Gli esports competitivi possono essere considerati un’attività sportiva, e i giocatori coinvolti si preparano e allenano con una intensità che può essere paragonata a quella degli atleti delle discipline tradizionali“. Le competizioni di esports dovranno quindi rispettare alcuni limiti, come dotarsi di strutture di controllo antidoping e reprimere ogni tipo di scommessa, ma anche onorare i valori olimpici. Non solo, il Comitato internazionale olimpico ha anche affermato di voler “esplorare maggiormente questa area e le potenzialità che offre“, al fine di avvicinare più giovani al movimento olimpico.


Cosa sono gli esports?

Fino ad ora si è parlato di esports, ma cosa sono? La sigla esports indica tutti i videogames giocati a livello competitivo e professionale, infatti sono anche chiamati sport elettronici. Oltre 300 milioni di persone, tra occasionali e habitué, si dedicano a questa disciplina, e il numero potrebbe quasi raddoppiare nel 2020. Con un mercato di 600milioni di euro tra diritti di trasmissione, sponsor e biglietti per eventi, il mercato dei esports è senz’altro uno dei più fortunato dell’ultimo periodo, oltre che uno dei più seguiti.

Non una partita, ma un vero spettacolo

E come ogni sport che si rispetti, anche gli esports hanno i loro campioni. Mattia Guarracino, in arte Lonewolf92, è il primo videogiocatore di pallone virtuale a essere ingaggiato da una vera squadra di calcio, la Sampdoria: “Prima di una gara importante mi alleno cinque o sei ore al giorno. Servono preparazione, abilità e strategia“. Nicolò Mirra, detto Insa, da febbraio gioca nella squadra ufficiale della Roma spiega come questi esports siano molto simili alla realtà: “Se venite a vedere un torneo assomiglia poco ad un videogioco e più ad una finale di Champions League. È uno spettacolo vero e proprio“.