puigdemont catalogna arresto indipendenza

Hanno sfilato a Madrid i nove ministri catalani chiamati a deporre all’Audencia Nacional, per otto dei quali la Procura ha chiesto la carcerazione preventiva senza cauzione. Il presidente Carles Puigdemont è ancora ospite in Belgio, insieme ad altri quattro componenti del suo esecutivo. Per lui spiccato un mandato di arresto europeo. La Spagna non cede di un centimetro mentre cerca di “normalizzare” la questione dell’indipendenza della Catalagna, ma a Barcellona continuano le proteste contro quella che viene vista come una vera e propria repressione da parte del governo spagnolo.

La Procura chiede la carcerazione per 8 esponenti catalani

Le accuse di cui dovranno rispondere i membri del “Govern” catalano sono sedizione, ribellione e malversazione di fondi pubblici, per le quali potrebbero rischiare almeno 30 anni di carcere.

Oriol Junqueras, vicepresidente regionale e braccio destro di Puigdemont, insieme ai ministri Josep Rull, Tesoro, Santi Vila, Lavoro, Meritxell Borrás, Pubblica Amministrazione, Joaquim Forn, Interni e ai consiglieri Dolors Bassa, Raül Romeva, Carles Mundó, Jordi Turull sono i membri del governo rimasti in Catalogna, comparsi oggi di fronte all’Audencia.

La Procura di Stato ha chiesto la carcerazione senza cauzione per tutti loro, eccetto Santi Vila, come riportato da Tv3.

Il ministro, infatti, si sarebbe dimesso prima della dichiarazione d’indipendenza votata in Parlamento, e ha risposto (l’unico per il momento) alle domande degli inquirenti, che hanno fissato per lui una cauzione di 50mila euro. Gli altri hanno tempo fino all’udienza di giovedì 9 novembre per preparare una difesa e per sapere se passeranno il resto del processo in carcere.

Puigdemont resta a Bruxelles: mandato di cattura

Carles Puigdemont, presidente della Catalogna, rimane a Bruxelles anche se, ha dichiarato, non chiederà l’asilo politico.

Il presidente era atteso insieme ad altri quattro esponenti del governo in Aula a Madrid oggi. Lui e gli altri politici hanno chiesto di poter presenziare alle udienze in videoconferenza, richiesta che per il momento non ha avuto riscontri. Questa necessità nascerebbe dalla mancanza di fiducia nel processo a cui sono sottoposti gli esponenti dell’esecutivo catalano.

D’altronde che Puigdemont non avrebbe presenziato al processo era cosa nota, una notizia data il giorno prima dal suo avvocato fiammingo, Paul Bekaer. Il leader dell’indipendenza ha inoltre lanciato un sito collegato al suo account Twitter, “president.exili.eu “, definendosi appunto un “presidente in esilio“.

Per lui è scattato il mandato di cattura europeo, come avevano minacciato i giudici in caso non si fosse presentato all’udienza. Arrivata la richiesta formale, vedremo se si arriverà fino in fondo come si comporteranno i belgi.

La tensione tra Spagna e Belgio

Il fatto che Puigdemont si sia rifugiato in Belgio è dovuto al sostegno nei suoi confronti dei nazionalisti fiamminghi, anche loro promotori di velleità autonomiste. Mentre internamente la Spagna ha invocato nuove elezioni in Catalogna, previste per il 21 dicembre, all’estero mostra la sua insoddisfazione per l’accoglienza che il fautore dell’indipendenza ha ricevuto a Bruxelles.