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Terribile quanto sta venendo a galla in queste ultime ore nella Capitale. La notizia dell’arresto di 2 rom accusati di aver stuprato 2 giovani 14enni sta destando indignazione e sconcerto. I fatti, risalenti a qualche mese fa, si incupiscono a mano a mano che le vittime riportano alla memoria i dettagli della violenza. Una vicenda di stupri, intimidazioni e minacce.

Roma: 14enni legate e stuprate in un boschetto

Una storia così brutale da lasciare sgomenti, increduli che tanta bestialità possa essere ancora contemplata. Si aggrava sempre più lo scenario dello stupro denunciato da due ragazzine di appena 14 anni. Tutto ha avuto inizio a maggio del 2017 ma le due minorenni hanno avuto la forza ed il coraggio di denunciare tutto solamente mesi dopo, nella paura e nel timore che la loro vita potesse finire.

 “Se avessimo raccontato a qualcuno quello che ci aveva fatto, ci avrebbe ucciso e avrebbe fatto del male alle nostre famiglie” racconta una delle ragazzine.

Un silenzio lungo mesi: la telefonata alla madre

Mario Seferovic e Maikon Bilomante, questi i nomi dei due rom di 20 anni che hanno violentato e minacciato le due piccole 14enni. Ora su di loro gravano le pesanti accuse di stupro di gruppo e sequestro di persona.

L’orribile racconto della violenza perpetrata in un boschetto nella periferia di Roma viene ora accompagnato da altri dettagli che descrivono bene il quadro impregnato di terrore che ha spinto le ragazzine a tacere per mesi. “Ci minacciavano, per questo non abbiamo detto nulla“, racconta una delle due ragazzine che poi non induce a raccontare del giorno in cui Seferovic parlò al telefono con sua madre.Mario ha chiamato anche a casa e ha parlato con mia madre fingendosi un ragazzo qualunque per convincerla a farmi uscire con lui“. Dietro il nickname di Alessio il Sinto si mascherava però un temibile violentatore.