Jovanotti e quella volta con Berlusconi che disse: "Chi non pisc** in compagnia…"

Jovanotti si racconta in una lunga intervista a Vanity Fair e parla un po’ della sua carriera e un po’ delle persone che ha conosciuto, dalle amicizie di gioventù a quando incontrò per la prima volta Silvio Berlusconi e andarono insieme a vedere il Milan.

Un amico, un terrorista

Mio padre aveva un collega, un suo superiore, Luciano Casimirri. Nei fine settimana, con una moglie dal nome indimenticabile, Ermanzia, ci invitava nella casa di campagna di Monterotondo, io avevo otto-dieci anni e loro ci raccontavano con ammirazione del figlio Alessio. Era molto più adulto di me e, a detta dei suoi, era un sub provetto”, ha raccontato.

“Venni a sapere, anni dopo, che era entrato a far parte delle Brigate Rosse partecipando al rapimento di Aldo Moro e al massacro della sua scorta in Via Fani per poi scappare in Nicaragua“, un ricordo di molti anni fa che è però rimasto vivido nella memoria di Jovanotti.

L’incontro con Berlusconi

Una volta ha anche incontrato Silvio Berlusconi per un pranzo. Un incontro particolare di cui ricorda molti dettagli: “Ci mostrò la villa, la pinacoteca, la palestra. Giocava il Milan a San Siro e ci invitò ad andarlo a vedere dopo pranzo. Con l’elicottero. Atterrammo nel parcheggio di San Siro e lui disse: ‘chi non piscia in compagnia…‘ con un tono un po’ goliardico, non mi stupii perché quella tradizione tutta maschile l’avevo già praticata.

Ma non credo che io per lui fossi speciale, penso soltanto che quello spettacolo fosse parte del kit“.

I primi anni

I primi anni di lavoro nel mondo della musica sono stati difficili: “L’accanimento nei miei confronti ha almeno prodotto qualcosa di buono. Che dopo di me, con gli altri, i commentatori sono stati più attenti. Oggi, quando si affaccia un fenomeno, c’è più cautela. Anche se ti fa schifo e non lo capisci, non dici ‘questo è un cogli***’“.

E poi conclude: “Non vorrei mai cancellare quel pezzo di storia, il mio passato, né far finta che non sia esistito. Soprattutto dei disastri di un debutto. Li osservo con allegria.Perché ho imparato che poche cose sono più importanti di saper ridere di sé“.