Salvatore Riina, meglio conosciuto come Totò Riina, nacque da una famiglia di contadini a Corleone (Palermo) il 16 novembre 1930. Riina, era considerato uno dei criminali più violenti al mondo legati all’organizzazione mafiosa Cosa Nostra. Non a caso, uno dei soprannomi riferiti all’uomo fu “La Belva”.

Il primo carcere

A soli 19 anni il boss conobbe il carcere, finitovi per l’uccisione di un coetaneo durante una rissa, in cui però scontò solamente la metà della pena prevista.
Gli anni dell’adolescenza furono determinanti per il futuro di Riina in quanto, proprio in quel periodo, conobbe il boss Luciano Liggio ed entrò a far parte della sua cosca.

Nuovamente nel 1963, riconosciuto da alcuni agenti di polizia, il boss venne arrestato e dovette scontare 3 anni di carcere fino all’assoluzione per mancanza di prove. Nei medesimi anni, al boss fu conferita la restrizione del soggiorno obbligatorio. Quest’ultima non fu mai applicata per via della lunga latitanza avviata da Riina.

L’arresto del boss dei boss

A seguito dell’arresto di Liggio, Totò Riina acquisì il comando dell’organizzazione e, soprattutto in merito al traffico di droga, acquisì la sua forza economica e finanziaria. Il boss fu il principale esecutore di diversi omicidi fino al 15 gennaio 1993, anno in cui il ROS dei carabinieri mise fine ai suoi lunghi anni di latitanza.

Riina trascorse pochi mesi nel carcere sardo dell’Asinara e, successivamente, venne trasferito nel carcere di Ascoli Piceno dove fu sottoposto al carcere duro (41-bis), condanna prevista per i reati mafiosi. Egli dovrà attendere fino al marzo del 2001 per la revoca dell’isolamento carcerario. Riina è al momento sotto processo per il suo coinvolgimento nella trattativa Stato-Mafia, ed è già stato condannato a 26 ergastoli nei precedenti processi. Tra tutti è stato condannato anche per l’uccisione di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e i loro poliziotti di scorta.

Le condizioni di salute

Da qualche tempo erano note le problematiche condizioni di salute del boss. Proprio durante uno degli ultimi processi, effettuato tramite video, Riina era apparso in critiche condizioni, immobile su una barella. Il boss soffriva da tempo di problemi cardiaci che però non gli procurarono disturbi gravi.
Il boss Totò Riina lascia la moglie Ninetta Bagarella e i 4 figli Concetta, Giovanni Francesco, Giuseppe Salvatore e Lucia.

La morte

È deceduto alle 3.37 di questa mattina nel reparto detenuti dell’ospedale di Parma, ma ormai era malato da tempo. Nel pomeriggio di ieri è stato reso noto che dopo due interventi era in coma da giorni. Il boss, proprio ieri 16 novembre, aveva compiuto 87 anni. Ieri, viste le condizioni critiche, il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha dato l’ok perché la moglie e la figlia potessero raggiungerlo in ospedale. Il figlio Salvo dovrebbe arrivare oggi. Giovanni, l’altro figlio, sta scontando una pena all’ergastolo. La malattia e il 41bis non hanno mai fermato Totò Riina, da tutti era ancora considerato il capo di Cosa Nostra. Il boss non si è mai pentito.