Ha la leucemia, si cura, vuole tornare a lavorare: l'azienda lo licenzia il giorno del compleanno

Per l'azienda il licenziamento non ha a che fare con la malattia dell'uomo, che però la pensa diversamente. "Sono stufo di vedere aziende che scrivono codici etici e poi prendono a calci la dignità dei dipendenti. Mi hanno scippato il lavoro", denuncia

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo“. È questo che si è visto recapitare dall’azienda per cui era capo stabilimento, il giorno del suo compleanno, un uomo di 57 anni della provincia di Torino, che sperava di tornare a lavorare dopo un anno di battaglia contro la leucemia. Ma lui non ci sta e alza la voce, valutando il provvedimento nei suoi confronti come un licenziamento discriminatorio.

La diagnosi della leucemia e la battaglia

La vicenda del 57enne viene riportato dalla redazione di Torino di Repubblica, che assegna un nome di fantasia all’uomo. R., nella fabbrica di vernici di Orbassano (To) per cui lavorava da 19 anni, non era un semplice impiegato: gestiva infatti l’intero stabilimento, con la più alta qualifica prevista in un contratto dall’industria chimica. Eppure, secondo lui, la sua malattia gli ha impedito di tornare a svolgere il suo lavoro di tutti i giorni, per cui non c’erano mai stati problemi prima della diagnosi.

La battaglia di R. contro la leucemia era cominciata dopo una prima improvvisa diagnosi, avvenuta nel novembre del 2016. Febbre alta ripetuta, esami del sangue e la sconcertante scoperta della malattia: dalla chiamata in cui i medici avvisarono l’uomo della leucemia alla prima chemioterapia passarono appena tre ore. Da lì inizia un calvario in cui R. lotta contro le nausee: “Ho avuto pensieri devastanti, catastrofici. Niente di nuovo, non sono certo il primo. Non è questo che conta nella mia storia”.

Il licenziamento il giorno del compleanno

Fortunatamente, le cure pian piano hanno la meglio della malattia: R. comincia a guadagnare di nuovo salute e a sentirsi bene, anche se, tecnicamente, potrà dichiararsi guarito dopo 5 anni. Ciò, però, non gli vieta di tornare a lavoro: il 57enne allora contatta subito l’azienda per cui è impiegato a tempo indeterminato per avvisare che sarebbe potuto tornare. L’azienda fissa un incontro con il medico, che non trova nessun motivo valido per opporsi alla scelta di Roberto. “Non mi è mai stato dato il giudizio di idoneità, ma a voce mi disse che era tutto a posto“, specifica l’uomo.

Pochi giorni dopo, precisamente il 2 ottobre e compleanno del protagonista della vicenda, arriva però la raccomandata che comunica a R. che l’azienda lo ha licenziato, per un motivo apparentemente non legato alla sua malattia. “La decisione si rende necessaria a causa dell’attuale situazione economica negativa del mercato di riferimento che ha colpito la società“: difficile pensare, però, che il licenziamento di un solo dipendente possa risolvere i problemi di budget di un’intera azienda.

“Mi hanno scippato il lavoro”

R. ribatte infatti: “Conosco quella fabbrica come le mie tasche, gli affari vanno benissimo. L’aumento delle materie prime è stato minimo, non può certo aver influito sulla redditività“. Per il 57enne è chiaro che si tratti di un licenziamento legato alla sua malattia. R. spiega di aver divulgato la sua storia perché “stufo di vedere aziende che scrivono codici etici di 30 pagine e poi prendono a calci la dignità dei dipendenti. Mi hanno scippato il lavoro. Oggi una cosa del genere può capitare a chiunque“.

L’uomo per ora si è rivolto alla Filctem-Cgil, che si è subito schierata con il lavoratore, ritenendo il licenziamento “doppiamente discriminatorio“, come sostiene il sindacalisa Pino Furfaro, che sottolinea come la vicenda sia una prova ulteriore del fatto che l’articolo 18 leda i diritti dei lavoratori.  “Chiederò il reintegro, perché rivoglio il mio lavoro. Combatterò anche questa battaglia”, annuncia intanto R., che ha già rifiutato la conciliazione offerta dall’azienda.