Paziente in fin di vita: medico studia tutta la notte per salvarlo

Treviso. Niente di più vero del detto: “Non si finisce mai di studiare”. Lo sa bene il dottor Federico Caria, che ha passato tutta la notte sui libri per studiare un intervento in extremis per salvare la vita di un 73enne. Un intervento di questo genere non aveva precedenti in Italia.

L’intervento in extremis

Ospedale di Montebelluna. L’equipe medica stava seguendo il caso di Sergio Dotta. Il paziente, affetto da problemi cardiaci, negli anni aveva fatto vari controlli e un impianto di bypass, ma questo non è bastato a migliorare le sue condizioni cliniche. Così gli è stato prescritto un farmaco salvavita, ma a causa di un effetto collaterale ha rischiato di soffocare. I medici hanno studiato il difficile caso tutta la notte per cercare di salvare la vita al 73enne di Mareno. Per ore i medici hanno cercato una cura che potesse attenuare o ridurre l’effetto prodotto dal farmaco, ma solo all’alba tra speranze e timori si è deciso di sottoporre il paziente a un’intervento di circolazione extracorporea.

La circolazione extra corporea

La circolazione extracorporea, consiste in un drenaggio delle vene cave e la reinfusione del sangue in un’arteria di grosso calibro, solitamente l’aorta, previo passaggio dello stesso in un’unità di pompa che simula l’attività cardiaca e un ossigenatore che simula la funzione polmonare. In parole semplici, la circolazione extracorporea è un intervento in grado di depurare il sangue attraverso un filtro speciale. Le complicanze che sarebbero potute derivare dall’intervento erano molteplici, ma ormai era l’unica soluzione. L’intervento è riuscito con successo. Secondo quanto scritto dal Gazzettino, che per primo ha lanciato la notizia, la circolazione extracorporea con un quadro clinico simile avrebbe avuto solo un altro precedente a livello mondiale, in Giappone.

La dichiarazione del paziente

Sergio Doria ha dichiarato sempre al Gazzettino: “I medici mi hanno fatto risorgere. Non posso che ringraziare tutti i medici che si sono dati da fare per salvarmi”. Inoltre, ha raccontato con gioia: “Ricordo ancora la faccia del dottor Federico Caria (dell’unita di Anestesia e Rianimazione di Montebelluna) che dopo aver studiato il caso per tutta la notte è entrato nella mia stanza di prima mattina dicendomi che c’era ancora una possibilità”.