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È il 13 agosto 2007. È una calda mattinata come le tante altre che si susseguono, in un’estate quasi a metà, a Garlasco. Le vite dei compaesani si stanno svolgendo al solito modo e nessuno ancora sa che, di lì a poco, la quotidianità del piccolo paese in provincia di Pavia verrà stravolta, per diventare obiettivo dei media.

È arrivata l’ora di pranzo, quando il telefono del centralino del 118 riceve una telefonata. Risponde una voce maschile, quasi glaciale, che, con poche e semplici parole, segna per sempre la sua stessa vita e quella di una famiglia: “Chiamo da Garlasco, via Pascoli.

Credo che abbiano ucciso una persona”. L’uomo al telefono è Alberto Stasi. “Una persona”, invece, è la fidanzata Chiara Poggi.

L’inizio del giallo di Garlasco

Immediato l’intervento dell’ambulanza e delle forze dell’ordine. Al loro arrivo, la scena è raccapricciante. La villetta a due piani, situata in una tranquilla zona di Garlasco e appartenente alla famiglia Poggi, è cosparsa di macchie di sangue. Nessun segno di scasso. La televisione è ancora accesa, ma nessuno risponde. C’è una prima pozza, vicino alla scala principale, che porta al piano superiore. Altre chiazze, invece, sono nel bagno.

Poi, qualcuno si affaccia verso la taverna e, alla fine delle scale, vede l’orrore: così, viene ritrovato il corpo di Chiara, con il capo rivolto verso il pavimento e cosparso di sangue.

L’abitazione viene posta sotto sequestro e nessuno riesce a trovare l’arma del massacro.

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Alberto Stasi

Il principale sospettato

Qualcuno chiama i genitori della 26enne, i quali sono in qualche parte del Trentino, per godersi le vacanze. Gli dicono che la figlia ha avuto un incidente. La notizia, per fortuna, non si è ancora diffusa.

Nel frattempo, Alberto Stasi si è recato nella caserma, che dista circa 600 metri dalla casa della fidanzata. Racconta di essere andato a casa di Chiara, perché si sarebbero dovuti incontrare la mattina, ma lei non aveva risposto alle sue chiamate.

Dice anche di essere arrivato, in sella alla sua bici, e aver trovato il corpo massacrato della ragazza. Il suo sguardo è fisso, non piange, non si dispera. È un comportamento strano, secondo gli inquirenti. Per questo motivo, il ragazzo dagli occhi chiari viene iscritto nel libro degli indagati e diventa, fin da subito, il principale sospettato.

Chiara è stata aggredita in due fasi

Secondo Stasi, però, il suo alibi regge. Riferisce di aver lavorato per tutta la mattina alla tesi di laurea. Così, dopo aver cancellato alcuni file, consegna il suo pc alla polizia. La perizia, tuttavia, porta alla luce un fatto sconcertante. All’interno di una cartella criptata, lo studente universitario aveva nascosto video dai contenuti pornografici e, soprattutto, pedopornografici. Si apre, a questo punto, l’indagine per pedopornografia.

Qualche giorno dopo, arriva anche il referto dell’autopsia. Secondo il medico legale, il dottor Ballardini, Chiara Poggi sarebbe morta tra le 10:30 e le 12 di quella calda mattina del 13 agosto 2007. La ragazza sarebbe, inoltre, stata aggredita in due momenti consecutivi. Una prima volta, vicino alla scala principale. Successivamente, sarebbe stata gettata nella taverna e avrebbe sbattuto violentemente la testa contro gli scalini. Per il dottor Ballardini non ci sono dubbi: la 26enne è stata colpita al volto e alla testa con un oggetto pesante, probabilmente compatibile con un martello da muratore.

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Chiara Poggi e Alberto Stasi, il giorno della laurea del giovane

Erano una coppia “normale”

Nei giorni successivi a quella mattinata infernale, la villa della famiglia Poggi viene assediata da fotografi e giornalisti provenienti da tutta Italia e il delitto di Garlasco diventa il principale argomento dei telegiornali nazionali e dei programmi televisivi.

Eppure, ai paesani sembra così strano che sia stato proprio Alberto ad uccidere Chiara. È impossibile che proprio lui, studente modello del corso di laurea di Giurisprudenza alla Bocconi, si sia macchiato di un gesto tanto terrificante.

D’altronde, Chiara e Alberto formavano una coppia normale, come tante altre. Erano volontari dell’oratorio e si erano conosciuti mentre facevano gli animatori al centro estivo di Garlasco. Poi, avevano iniziato a frequentarsi più tardi, nel 2003, dopo che Chiara gli aveva chiesto di tenere per lei i libri. Nessuna scenata in pubblico, nessun gesto plateale avrebbe mai far potuto credere che sarebbe successo ciò.

Condannato a 16 anni di carcere

Durante le indagini, Alberto Stasi continua ad essere distaccato nei confronti della morte della fidanzata. Parla della sua tesi incompiuta, di quanto sia stressato del fatto di non avere ancora una propria autonomia. È sarcastico anche quando risponde al telefono e dice: “Salutiamo gli amici in ascolto”, riferendosi alle intercettazioni.

Tutta Italia lo considera colpevole. Il ragazzo, però, viene assolto sia nella sentenza di primo grado che in quella d’appello. L’appello bis, invece, lo condanna a 16 anni di reclusione, sostenendo che abbia “brutalmente ucciso la fidanzata, che era diventata, per un motivo rimasto sconosciuto, una presenza pericolosa e scomoda, da eliminare per sempre dalla sua vita di ragazzo per bene e studente modello, da tutti concordemente apprezzato”. La Corte di Cassazione, qualche anno dopo, confermerà.

Secondo alcuni, gli anni di carcere sarebbero troppo pochi per il colpevole di un delitto tanto efferato. Si ipotizza che Stasi abbia massacrato la giovane perché Chiara aveva scoperto del suo segreto relativo alla pedopornografia.

Dieci anni dopo, il giallo continua

Si è detto tanto, in questi anni. Si sono viste le immagini del presunto reo, mentre porta con sé la foto della ragazza deceduta e si dichiara innocente. Emblematica la lettera, in questo senso, che, dal carcere di Bollate, Alberto Stasi ha scritto a “Le Iene”: “Il fallimento del sistema, di tutto il sistema, è stato doppio perché non solo Chiara non ha avuto giustizia, ma hanno rovinato anche la mia vita. Io non ho ucciso Chiara e non smetterò mai di ripeterlo“.

Il giallo, poi, si complica alla fine del 2016, quando spunta un nuovo indagato. Si tratta di Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara. Infatti, vari indizi, quali il ritrovamento, da parte del pool difensivo di Stasi, di frammenti di Dna sotto le unghie della vittima sarebbero compatibili proprio con lui. Qualche mese dopo, Sempio viene scagionato con queste motivazioni: “Il materiale genetico estratto dai reperti ungueali della vittima non è idoneo a effettuare alcun confronto, poiché i risultati emersi dalle tre estrazioni di Dna nelle tre prove effettuate dal perito sono divergenti ed incostanti, quindi del tutto inaffidabili“.

Anche se la legge e i processi sembrano avere , dieci anni dopo, trovato un colpevole, l’opinione pubblica ancora si divide sul caso Garlasco. La morte di Chiara Poggi ed il delitto che ne è seguito continuano ad essere uno dei più complicati casi giudiziari della storia della cronaca italiana.

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