iran proteste

È sempre più delicata la situazione in Iran, dove ormai da 6 giorni si susseguono proteste in tutte le maggiori città, dove la popolazione sta alzando la voce contro le politiche economiche e il governo teocratico del leader supremo della repubblica islamica Ali Khamenei. Allo stato attuale, si contano 21 morti tra i manifestanti – tra cui figura anche un bimbo di appena 11 anni – a cui si aggiunge il decesso di un membro delle forze speciali. Sebbene in molti sostengano che la miccia che ha fatto esplodere le proteste sia scoccata per opporsi alle decisioni politico-economiche del governo, c’è chi individua nella Repubblica islamica conservatrice il vero obiettivo delle manifestazioni.

Cosa è accaduto in Iran negli ultimi giorni

Tutto è cominciato il 28 dicembre, nella città di Mashhad, dove la gente si è riversata in strada per protestare contro il governo di Rouhani, a 8 anni dalle ultime proteste del 2009, in seguito alle contestate elezioni del Presidente Ahmadinejad. Gli iraniani, le cui manifestazioni sono state organizzate tramite le app di messaggistica, sono tornati a inneggiare agli Shah, destituiti nel 1979 in favore dell’attuale Stato teocratico che trova come leader supremo l’ayatollah Ali Khameini.

La protesta, da Mashhad si è rapidamente allargata a tante altre città iraniane nei giorni successivi all’inizio delle manifestazioni, con le forze dell’ordine dispiegate nel tentativo di contenere la gente che ha invaso le strade. La situazione precipita il 30 dicembre, data che coincide con l’anniversario delle proteste del 2009 e per cui nelle strade scende un gruppo di manifestanti pro-governo: i disordini arrivano così anche a Teheran, con gli studenti dell’università tra i più accesi nelle proteste, poi dispersi dalla polizia. Si arriva anche a strappare i poster dell’Ayatollah dall’ateneo della capitale. Internet viene a questo punto oscurato in molte parti del paese, incluse zone di Teheran: si contano i primi morti per gli scontri tra polizia e manifestanti.

Una protesta “giovane”

Il presidente Hassan Rouhani, nella seguente giornata di proteste, la quarta, afferma il diritto di manifestare ma condanna con violenza i facinorosi. Il 31 dicembre vengono annunciati altri dieci decessi tra i manifestanti, mentre il 1 gennaio arriva la prima vittima tra le forze dell’ordine. Al 2 gennaio si aggiungono altre 9 vittime uccise durante la notte, tra cui anche un bambino di 11 anni.

A nulla sembrano valere gli appelli alla pace da parte del presidente Rouhani, con la gente che continua a protestare e le forze dell’ordine che tentano di sedare le rivolte: secondo le stime aggiornate, sarebbero finiti in carcere ben 450 manifestanti, il 90% dei quali è composto da giovanissimi, con un’età che si aggira attorno ai 25 anni. Secondo il capo della Corte Rivoluzionaria della provincia della capitale iraniana, il crimine di cui si sono macchiati è “Guerra contro Dio” e perciò potrebbero anche rischiare la pena di morte.

La crisi e il malcontento contro il governo teocratico

Allo stato attuale, la protesta è diffusa in 50 città iraniane, con la gente che alza la voce contro la manovra di austerità che ha portato all’impennata dei costi della benzina e di altri beni di prima necessità, come carne e uova: il malcontento ha così trovato sfogo dopo mesi in cui gli iraniani hanno viso i propri risparmi andare in fumo per il fallimento di banche e istituti di credito. Dalle manifestazioni, però, si leva anche forte il grido contro il governo teocratico dell’ayatollah Khamenei, contro la corruzione politica, le sue visioni conservatrici e lo sperpero di denaro nelle guerre finanziate dall’Iran (come quella in Siria ad esempio).

Khamenei accusa i nemici di voler mettere in difficoltà l’Iran fomentando “le proteste usando soldi, uomini e agenti dell’intelligence”, senza specificare gli stati che secondo lui starebbero agendo nell’ombra. La guida suprema iraniana teme che dietro i disordini ci sia lo zampino delle monarchie del petrolio, come l’Arabia Saudita, da sempre in contrasto con le politiche conservatrici dell’Iran repubblicano nelle dinamiche economiche del Golfo.

 

Intanto la situazione è in continuo divenire: se le fonti governative parlano di ulteriori arresti di facinorosi, sui social network si vedono poliziotti solidarizzare con i protestanti e sui cellulari degli iraniani appaiono sms minacciosi per indurre alla quiete.

 

La reazione degli USA e dell’UE

Se negli scorsi mesi Donald Trump aveva minacciato sanzioni internazionali contro l’Iran, ora gli USA raffinano l’obiettivo, mettendo nel mirino i Guardiani della Rivoluzione – la forza che sottosta al volere di Khamenei – invece di danneggiare il popolo che protesta per le strade. Donald Trump, intanto, sta cercando di attuare una pressione su altri stati per garantire il maggior appoggio possibile alla causa degli iraniani.

A Capodanno Trump aveva dichiarato il fallimento dell’Iran nonostante gli accordi con gli Stati Uniti presi durante la presidenza di Obama: “Il grande popolo iraniano è represso da molti anni. Sono affamati di cibo e di libertà. Insieme ai diritti umani, la ricchezza dell’Iran viene saccheggiata. Tempo di cambiare!”Federica Mogherini, rappresentante per la Politica Estera dell’Unione Europea fa sapere di star seguendo le manifestazioni iraniane, aspettandosi che “siano garantiti il diritto a manifestare pacificamente e la libertà di espressione, come conseguenza delle dichiarazioni pubbliche del presidente Rohani”.

La protesta della ragazza senza il velo

E intanto, come per ogni evento storico di tale portata, cominciano a spiccare i primi simboli, coloro che hanno saputo gridare più ad alta voce il messaggio della protesta. È il caso di una ragazza iraniana che ha deciso di protestare, per le strade di Teheran togliendosi l’hijab, sventolando una bandiera bianca mostrandosi con i capelli sciolti davanti a tutti. La polizia la ha immediatamente arrestate: la giovane faceva parte di “My Stealthy Freedom”, il movimento promosso dalla giornalista e attivista Masih Alinejad per l’emancipazione femminile in Iran.

Tanta la commozione per il gesto coraggioso della ragazza: nel luogo dove si è esposta in protesta al governo sono stati lasciati mazzi di fiori e lettere di chi sostiene la sua  battaglia. Ancora oggi l’Iran vieta alle sue donne di uscire di casa senza copricapo: chi osa sfidare il divieto è passibile di arresto ed è poi obbligata a seguire corsi di rieducazione.