Giù le mani dalla Carmen! No, che avete capito, non la gitana ammaliante e voluttuosa che lavora in una fabbrica di sigari. Quella potete pure pugnalarla, anzi dovete! Parlo proprio dell'opera lirica, quella mutilata del suo finale passionale dal perbenismo di facciata, dal terrore di una piaga, sì spaventosa come il femminicidio, ma che non si può cancellare con un finale riscritto.

Andiamo con ordine. Per chi non è al corrente dei fatti, lo scorso 7 gennaio ha debuttato, per la regia di Leo Muscato, al teatro del Maggio di Firenze, la celebre opera di Georges Bizet, La Carmen. Solo a nominarla già ci risuona nella testa il trionfale motivo dell'habanera. "L’amour est un oiseau rebelle que nul ne peut apprivoiser - cantava la zingara - l'amore un uccello ribelle, che nessuno potrà mai catturare". E invece, Muscato quell'uccello maestoso e sfrontato l'ha trasformato in un passerotto compito ed educato e l'ha messo in gabbia, esponendolo a bella vista all'altrettanto compita ed educata media borghesia. Perché nella sua versione "innovativa" e dai forti messaggi sociali, Carmen non muore. Certo il caporale José, accecato dall'amore, prova lo stesso ad accoltellarla, ma lei si difende e lo ammazza a colpi di pistola. Che magra figura: ho letto tra le critiche che la pistola di Veronica Simeoni, che ha vestito i panni della Carmen di Muscato, ha fatto cilecca (come la messa in scena in toto a quanto pare), ridicolizzando ancora di più, se è possibile, anche la riuscita della scena clou, in cui è la gitana non muore, ma uccide.

[caption id="attachment_248075" align="aligncenter" width="854"]La Carmen di Muscato ambientata in un campo rom La Carmen di Muscato ambientata in un campo rom. Foto di scena di Pietro Paolini[/caption]

Non lo so, ma mi piace pensare che sia stato quel testone di Bizet a tirare questo brutto scherzo all'intera compagnia. Povero Bizet, si era così battuto 150 anni fa contro i formalismi e le convenzioni dell'epoca, per far sì che la sua creatura conservasse la dirompenza cruda e sfacciata della realtà, e adesso ne vede smussati i contorni e snaturata la sua valenza sociale. Dice che questa Carmen di Muscato si vuole schierare contro il femminicidio "Non si ammazzano le donne". Eh ho capito Muscato, ma allora fatti n'opera tua che condanni il femminicidio, perché devi andare a stravolgere i soggetti degli altri e ti devi pure far ridere dietro? Non fraintendete: a teatro e a cinema sono un tipo curioso, mi piace assistere alle riletture, agli innesti musicali, spin-off, attualizzazioni. Ecco, per esempio il fatto che l'ambientazione fosse stata spostata da un covo di gitani contrabbandieri ad un campo rom mi intrigava. Ma quella storia del finale riscritto sotto dettatura di un pensiero politically correct, che negli ultimi tempi si sta riproponendo con prepotenza, urlando allo scandalo e mettendo il bavaglio alle libertà artistiche, laddove ne recrimina un'influenza negativa sulla società, proprio non mi suona.

[caption id="attachment_248070" align="aligncenter" width="854"]Veronica Simeone è la Carmen Veronica Simeone è la Carmen Foto di scena di Pietro Paolini[/caption]

Mi mi viene da pensare ai nudi di Egon Schiele, che nella metropolitana di Londra sono stati bannati con l'ironico "Ci dispiace ma queste immagini vecchie di cent'anni sono ancora troppo audaci": la risposta di Vienna alla richiesta di pixelare quei "genitali scostumati" (chi lo avrebbe mai detto: i viennesi che fanno lezione di humor all'etichetta british). Mi viene da pensare a Gomorra e prodotti televisivi che prendono spunto da fatti realmente accaduti e raccontano le dinamiche della criminalità organizzata, accusate di creare idoli dannati, specie tra i più giovani, e per questo condannati da una buona fetta di pubblico che ne reclama la sospensione.

[caption id="attachment_248071" align="aligncenter" width="854"]I nudi di Egon Schiele nella metropolitana di Londra I nudi di Egon Schiele nella metropolitana di Londra[/caption]

Qua poi sono andati ad intaccare uno dei libretti più rappresentati nella storia del teatro, mica pizze e fichi. Eppure c'è chi questa Carmen l'ha apprezzata, come il sindaco di Firenze Dario Nardella: "Sono proprio contento che questa Carmen non muoia", bravo Nardella e magari sul palco a cantare ci mettiamo i Teletubbies, che dici? E c'è pure chi gli fa eco, tipo Mika che dal sindaco Nardella ha ricevuto in un gesto d'onorificenza le chiavi della città. Mika, mi meraviglio di te! Voglio capire Nardella che deve mantenere il piglio politically correct, ma tu sei un'artista, e pure di quelli irriverenti e temerari, dovresti sentirti violato. D'altro canto che gli vuoi dire a Mika, quello era appena stato fatto cittadino onorario, poteva mai dire al sindaco che era in disaccordo sulla spinosa questione della Carmen?

[caption id="attachment_248073" align="aligncenter" width="854"]Mika riceve le chiavi della città dal sindaco di Firenze Dario Nardella Mika riceve le chiavi della città dal sindaco di Firenze Dario Nardella[/caption]

Diamo ragione ai Nardella vari, allora. E domani cosa ci dobbiamo aspettare? Che nelle prossime rappresentazioni cinematografiche Anna Karenina non si butta più sotto il treno perché istiga al suicidio? Che la Medea di Euripide, che si studia nelle scuole, accecata dal dolore per l'abbandono di Giasone ci rifletta un attimo su e decida di non uccidere i suoi figli per vendetta? Magari che alla prossima rappresentazione di West Side Story finisca a tarallucci e vino, perché lo scontro finale e la morte di Tony giustificano bullismo e razzismo? Razzismo, bullismo, suicidio, vendetta sono tutti volti dell'inquietudine umana. C'è un motivo per cui il tragico epilogo, o come lo vogliamo chiamare, il gesto estremo (sia esso identificato con l'infanticidio, il femminicidio o altro ancora) nell'arte diventa necessario e quel motivo è che il pubblico, lo spettatore ha bisogno di trovarsi faccia a faccia con quel mostro conoscerne le potenzialità distruttive e nichiliste, per rinnegarlo. Rifletteteci -e qui mi rivolgo ai Nardella di turno- non puoi evitare quello che non conosci.