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Oggi, durante l’udienza, i giudici hanno ascoltato per la prima volta in aula la voce di Stefano Binda. Il coltissimo e carismatico Binda, al momento unico imputato per l’omicidio di Lidia Macchi, ha perorato la causa della sua innocenza ed ha ribadito, ancora una volta, che non ci sarebbe alcun legame tra i suoi iscritti e la morte di Lidia Macchi.

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Stefano Binda oggi in aula

Si è proclamato innocente dall’inizio

Oggi Stefano Binda ha preso in analisi le sue parole: nello specifico, si è riferito a quelle che gli inquirenti hanno trovato in un suo diario.

In una pagina dove c’era anche una foto di Lidia, Binda scriveva: “Stefano sei fregato, potrebbero strapparti gli occhi ma quello che hai visto hai visto”. Binda sostiene che quelle parole non abbiano a che fare con l’omicidio Macchi, bensì a una sua situazione personale: doveva infatti scegliere se iscriversi all’università o non smettere di drogarsi. Binda contesta anche quanto detto dagli inquirenti, in merito al fatto che la foto sarebbe attaccata alla pagina. Secondo Binda, il ritratto di Lidia era vagante per il quaderno.

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la lettera pervenuta alla famiglia Macchi: una poesia dedicata alla morte di Lidia

Stefano Binda ha anche ribadito di non aver scritto la poesia “in morte di un’amica”, sostenendo che sarebbe stata scritta da qualcun’altra (ricordiamo che i legali di binda sostengono di sapere chi avrebbe scritto la lettera)

Il Pm: “Non è Lelio”

Durante le ultime udienze, è emersa la testimonianza di un’amica di Lidia, Paola Bonari, che avrebbe riportato il fatto che una sua conoscente, Daniela Rotelli, le aveva un tempo detto che un uomo le aveva confidato di aver ucciso Lidia Macchi.

La donna, subito contattata, avrebbe dichiarato: “Il ragazzo diceva di chiamarsi Lelio e di essere di Varese. Non ho mai saputo il suo cognome. Alto sul metro e 70, moro, occhi scuri, al massimo 25-26 anni, ogni tanto capitava alla Statale. Attaccava discorso con tutti. Si avvicinava ai luoghi frequentati dai ragazzi di Comunione e Liberazione, ma non entrava. L’ho incontrato una decina di volte, quella è stata la penultima”. Un episodio in particolare ha destato la curiosità dei giudici: “Non più tardi della primavera del ‘90, era ancora inverno.

Mi ha seguito mentre andavo a messa. In quel breve tratto di strada, improvvisamente, mi ha detto: ‘Gliele ho date io tutte quelle coltellate alla Lidia’ ”.

In realtà, la Pm Gemma Gualdi ha spiegato che l’ipotesi che l’assassino di Lidia sia tal Lelio sarebbe assolutamente da scartare. C’è stata una perquisizione in casa dell’uomo, che non ha portato risultati concreti. Inoltre, pare che tale Lelio soffrirebbe di schizofrenia cronica, e pare abbia anche garantito di non aver mai detto di aver ucciso Lidia Macchi.

L’accusa ha comunque voluto porre l’accento anche sui 4 capelli ritrovati sul cadavere, al momento attribuiti ad ignoto. È stato lanciato un appello affinché si faccia avanti chiunque che, all’epoca, si era avvicinato al cadavere, sia in fase di preparazione per il funerale, sia in sede di cerimonia funebre. I reperti biologici potrebbero essere attribuiti a una di queste persone.

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